La giornata andava concludendosi, dette una sguardo all’orologio di fronte a lui e decise di mettere un punto al progetto a cui stava lavorando. Quel sabato l’avrebbe trascorso da solo, gli amici erano andati sulla neve e lui, per quel progetto, non era potuto andare. Sicuramente non avrebbe trascorso la serata a casa, perciò decise di fare un giro in centro. Dopo essersi infagottato nel giaccone, indossò il casco, inforcò la sua vespa e partì per quell’avventura al centro di Roma! Istintivamente guidò fino a Largo Argentina dove parcheggiò. La meta era ben fissa nella sua mente: Piazza Campo dei Fiori. Quando entrò nella piazza il tempo, nella sua mente, parve fermarsi per ritornare a circa 30 anni fa! Rivide i sui amici e lui brindare alla statua di Giordano Bruno con il vino acquistato alla fiaschetteria che affacciava sulla piazza. Le interminabili partite di pallone che spaziavano per tutta a piazza. Il cineforum al cinema Farnese e le successive discussioni fino a tarda notte seduti sotto a statua, ognuno con le proprie idee e nel convincimento di “convincere” gli altri. Si ridestò e si guardò intorno era cambiato tutto: la fiaschetteria era diventata un “Wine bar”, come tutti i bar che affacciavano sulla piazza, le pizzerie avevano cambiato “look” ed esteso i loro tavoli fin quasi sotto la statua, il cinema era diventato di prima visione e aveva perso quell’aria di vecchio. L’unico a rimanere invariato era Giordano Bruno, con il volto chino ed incappucciato ad osservare quella moltitudine di gente intorno a lui, adesso come 30 anni fa. Ripercorrendo, con il pensiero, il passato uscì dalla piazza e si avviò verso Piazza San Pantaleo, al di là di Corso Vittorio Emanuele, per andare a piazza Navona. Arrivato in Pazza Pasquino, invece di girare per piazza Navona imboccò via del Governo Vecchio. Altre sensazioni riaffiorarono. Le mangiate dal “filettaro”: bottega dove per poche lire potevi mangiare filetti di baccalà fritti e rifritti, ma buoni!! E poi Lui il fulcro di quelle serate e notti brave, il capolinea della giornata: “Baffetto”. Arrivato davanti la pizzeria una fila interminabile di persone aspettava il proprio turno per entrare. Per ridestare sensazioni quasi perdute si mise in fila pure lui. Quando arrivò il suo turno si trovò davanti alla porta chiusa, poi un volto burberò si affacciò e guardandolo gli chiese: “Quanti!” Timoroso rispose: “Uno”. Allora la porta si spalancò e il vecchio con voce tuonante, rivolto ad una fantomatica persona gridò: “Questo me lo piazzi fuori ad un posto libero!”. Era lui, Baffetto, vecchio, ma ancora saldo e con quella voce imperiosa che non ammetteva repliche. Camminando tra tavoli, per raggiungere il suo posto, si guardò intorno non era cambiato niente, poi un brivido gli percorse la schiena, lì attaccato al muro sulla sinistra c’era il disegno che tanto tempo fa aveva fatto sulla carta del tavolo e aveva donato a Baffetto come ricordo di quella lontana serata. Si girò e guardando Baffetto negli’occhi disse: “Quello l’ho fatto io”. Baffetto ci pensò un po’, poi spalancò gli occhi e disse: “Rocco!” Era il nome che gli aveva affibbiato tanto tempo fà, perché diceva che aveva la faccia da Rocco. Lo attirò a se e lo abbracciò. Poi scostandolo gli disse: “Ammazza te sei fatto vecchio … e li capelli indove li hai lasciati!”. Poi lo perse per un braccio dicendo che quella sera avrebbe mangiato con lui per raccontargli degli’altri. Poi si sedette davanti a lui e gli disse: “Adesso me racconti che cazzo avete combinato in tutto questo tempo!” Iniziò a raccontare tra una forchettata e l’altra fino a che l’ultimo avventore era andato via. Si salutarono con un abbraccio e Baffetto gli disse: “Aho! Mo cerca de fa passa nantri 25 anni!” Ritornato a Largo Argentina riprese la moto e soddisfatto della serata ritornò a casa.