venerdì 14 agosto 2009





Ogni sera, quando ceno, si accende la "televisione" e estasiato guardo il "programma" che la natura ha programmato.
Sembrerebbe monotono, ma vi assicuro che tutte le sere è diverso dalla sera precedende!





venerdì 22 maggio 2009

Questo periodo l'ho passato a ricomporre il "puzzle". Manca l'ultimo pezzo da inserire e spero che ritorni come era primo ... ma dubito!

sabato 4 aprile 2009

Oggi al porto c'è grande festa è il mio Compleanno!
Sono invitati tutti i "naviganti" che passeranno da queste parti.
Ci sarà da bere e da mangiare per tutti.
Birra e vino scorreranno a fiumi e si farà baldoria fino al mattino.

martedì 31 marzo 2009

Questo è il mio stato d'animo in questo periodo!
Dopo aver "vagato" per l'Italia per due settimane, esattamente il 19/03/2009, circa alle 21:00 all'aeroporto di Milano Malpesa, mi è stato "sottratto" il mio fido computer da ladresca mano !!!
Pollo!! Mille volte pollo!!
La stanchezza mi aveva adagiato tra le braccia di morfeo ... e ZAC sparito!
Adesso c'è ... adesso non c'è più! ARCIPOLLO!

La mia assenza era dovuta dal lavoro e al "furto con destrezza" del computer.
Comunque ne ho acquistato uno nuovo ed è con questo che sto scrivndo questo post.

Un saluto

lunedì 2 marzo 2009

Il mio ombrellone dopo la mareggiata (set. 2008)




Ripresa fatta a settembre 2008 sempre a Pescia

domenica 1 marzo 2009









Questa mattina, anche se il tempo non era bello, ho deciso di andarmi a rilassare e godermi una giornata diversa dalle altre: mare!
Il posto è la spiaggia di Pescia Romana. Si trova al confine tra il Lazio e la Toscana ed è la propagine del Parco dell'Uccellina.
Quando sono arrrivato è cominciato a piovere. Un connubio perfetto: mare e pioggia, due elementi che mi esaltano. Le mareggiate avevano portato a riva di tutto: pezzi di barche, canne, scarpe, cartoni di plastica tronchi più o meno grossi. I tronchi arenato formavano delle sculture fuori dal normale. Avendo la macchina fotografica ho immortalato queste sculture uniche, anche perchè, sicuramente, con le nuove mareggiate sarebbero sparite o ricomposte con altre forma.
Le foto sono poche perchè la pioggia è iniziata a scendere copiosamente e si era alzato un vento freddo. Comunque ho cercato di "assaporare" il tutto in maniera tale da farmelo penetrare nel mio profondo.

lunedì 23 febbraio 2009

Rieccomi.

Scusate l’assenza, ma in questo periodo, a parte l’influenza, ho dovuto concentrarmi sul lavoro. Questa crisi, che ha colpito un po’ tutti, mi ha portato ha cercare il lavoro, partecipando a gare, in giro per l’Italia.

Mi sembrava di essere Napoleone “… dall’alpi alle piramidi dal manzanarre al Reno …”, sempre di corsa e con la valigia pronta. In questo mio pellegrinare mi sono trovato in situazioni che sembravano uscite da un libro. Salire di corsa sul treno senza biglietto e fatto scendere alla stazione successiva con relativa multa. Arrivare in stazione, prendere un taxi al volo e dire la famosa frase: “Le do 20 € in più se mi porta là in cinque minuti!”. Passare l’intera nottata in una stanza d’albergo davanti al computer a preparare i documenti per l’offerta e arrivare stravolto alla consegna in ritardo.

Comunque queste due settimane d’inferno hanno dato i suoi frutti: due gare vinte e … quattro chili di meno! (non la consiglio come dieta).

lunedì 9 febbraio 2009

giovedì 29 gennaio 2009

domenica 18 gennaio 2009

martedì 13 gennaio 2009

Per quello che sta succedendo in Mediorienti, mi sento di ripubblicare questo racconto postato poco meno di un anno fà.

Era una serata calda e umida, Jhosef correva attraverso le rovine per raggiungere il reticolato prima che iniziasse il coprifuoco. Già da lontano intravedeva la casa diroccata sita nella fascia denominata: “Terra di nessuno”. Con un salto si arrampicò sul reticolato, lo scavalcò e riprese la corsa. La sirena del coprifuoco suonò non appena entrò nella casa. Si accasciò a terra esausto. Il sole stava tramontando e le prime stelle apparivano all’orizzonte. Dal buio emerse un soldato israeliano. Jhosef si irrigidì. Raccolse una pietra e si nascose dietro un muro.

“Jhosef !” chiamò il soldato.

“Jazira !” Jhosef fece cadere la pietra e si diresse verso il soldato.

Jazira si tolse l’elmetto e posò il fucile a terra. Si abbracciarono fondendosi l’uno con l’altra.

Si conoscevano da anni. Le loro famiglie vivevano nella stessa città a due passi l’una dall’altra, ma poi, vent’anni prima, la guerra, quella stupida guerra, aveva deciso che erano diversi e perciò dovevano dividersi.

Jhosef era palestinese e Jazira israeliana. Contro il volere dei propri familiari avevano continuato a vedersi di nascosto e si erano innamorati.

Con il passare degli anni avevano scoperto che non esisteva più una terra o una città dove poter vivere il loro amore. La casa diroccata era diventata la loro terra, la loro città.

Come tutti gli israeliani anche Jazira era entrata a far parte dell’esercito, come riservista e nel suo animo sperava di non andare mai a combattere, ma gli eventi la portarono a dover indossare la divisa. Jhosef invece fu inviato ad una scuola islamica e iniziato alla lettura del Corano per diventare un perfetto integralista islamico.

Nel buio della casa i due ragazzi si baciarono; si sdraiarono a terra e le loro mani iniziarono a cercarsi in modo da non dimenticare nulla una volta separati. Fecero l’amore come se quella fosse stata l’ultima volta. In silenzio. Poi si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altra.

La mattina dopo Jhosef si svegliò e vide che era rimasto solo. Jazira era andata via senza svegliarlo. Raccolse le sue cose e di corsa ritornò verso la città.

Il giorno dopo Jhosef fu chiamato dal padre, che gli disse che alcune persone volevano vederlo. Accompagnato dal padre si recò nello scantinato di una casa demolita l’anno prima dagli israeliani. Furono accolti da uomini incappucciati, i quali gli dissero che era stato scelto per una missione che avrebbe aiutato la causa dei palestinesi e avrebbe liberato la sua terra dall’invasore e lui sarebbe stato ricordato come martire. In animo suo Jhosef voleva replicare che quella non era la sua terra, lui non aveva una terra, che la sua terra era la casa diroccata con Jazira, ma forse la paura per quegli uomini lo fecero tacere.

La missione consisteva nel farsi esplodere presso un checkpoint israeliano il giorno dopo.

Il padre con le lacrime abbracciò il figlio e gli disse che era fiero di lui e che si doveva ritenere fortunato di essere stato scelto tra tanti giovani.

Jhosef passò il resto del giorno a leggere il corano insieme al padre per trovare la forza e lo spirito giusto. Dopo una frugale cena andò a dormire.

La mattina dopo sempre con il padre ritornò allo scantinato e fu preparato. Gli furono applicati candelotti di dinamite intorno alla vita; fu inserito un detonatore nella cintura collegato ad un pulsante ed in ultimo gli fecero indossare una palandrana che lo copriva dalla testa ai piedi. Tutto questo fu fatto in silenzio rotto solo dalla voce cantilenante del padre che leggeva alcuni passi del Corano, dove veniva descritto il regno dei cieli e la grandezza di Maometto.

Mentre si avviava verso il suo destino, nell’animo del giovane si accavallarono pensieri ed emozioni contrastanti: diventare un martire, ma di una causa che non sentiva fino in fondo; l’amore per Jazira, ma l’odio per l’invasore israeliano.

A pochi passi dal checkpoint israeliano vide un soldato in uniforme che, con il fucile spianato, si avvicinava a lui. Si arrestò di colpo. Sotto l’elmetto riconobbe i lineamenti di Jazira. Anche lei lo riconobbe nonostante la palandrana.

Si fermarono uno di fronte all’altra: avevano capito che nessuno dei due avrebbe ceduto. Jazira abbassò il fucile, guardò negli occhi Jhosef e disse:

“Fallo! Solo io e te, noi non apparteniamo a questa terra. La nostra terra è là nella terra di nessuno, nella casa diroccata”

Jhosef con le lacrime negli occhi abbracciò Jazira e le sussurrò all’orecchio:

“Hai ragione, siamo senza terra. Forse la troveremo in un altro posto”

Poi pose le labbra su quelle di Jazira e schiacciò il pulsante.

Lo scoppio fu tremendo. Poi il silenzio avvolse il tutto.

Lo stupore da parte dei palestinesi e dei soldati israeliani fu grande.

Ma come si sa la politica ha il sopravvento su tutto: Jhosef fu considerato un martire della causa, mentre Jazira con il suo sacrificio un’eroina.


martedì 6 gennaio 2009

La befana vien di notte …

A casa mia era la festa per eccellenza, non tanto per i regali quanto per le leccornie!
Mi ricordo che la sera si mettevano le calze appese alla cappa della cucina, quelle di mio padre perché più “capienti” e sul tavolo mandarini, fetta di panettone e un bicchiere di latte. Poi si dichiarava: “Sono stato buono ed ubbidiente, portami tante cose buone!”

... con le scarpe tutte rotte …

Durante la notte io e mio fratello cercavamo di percepire i rumori che potevano provenire dalla cucina. Poi stressati ci addormentavamo.

… porta un sacco pien di doni …

La mattina eravamo i primi a sveglirci e correvamo in cucina.
Lo spettacolo per noi era meraviglioso: queste calze pendevano dalla cappa pieni di quei dolci che difficilmente durante l’anno mangiavamo: ciocorì, farina di castagne, ciccolato talmone, caramelle di tutti i tipi, pacchetto di sigarette fatte con gomme da masticare ed altro ancora. Immacabili calzini e mutande!
I ringraziamenti rivolti alla cappa erano di prammatica.

… che regala ai bimbi buoni.
Viva Viva la Befana!!

giovedì 1 gennaio 2009

Grazie STELLA (http://stella-ilbeneinnoi.blogspot.com/) per avere rischiarato questa giornata (pioggia e malattia, che connubbio!) con questo premio.
Per quanto riguarda l'assegnarlo ad altri, mi spiace, ma ho pochi "frequentatori" e quei pochi hanno già acquisito il premio.