lunedì 13 ottobre 2008

TRENTUNO

Il mattino seguente, mentre stavo facendo colazione con caffè e latte e cornetto, arrivò il chirurgo.
- Come vi sentite?
- Bene - mentii. - Ma non prenderò certo le forze con quello che mi date da mangiare. Quando posso andarmene?
- Non abbiate premura. Dovreste aver pazienza per una settimana.
- Non posso stare qui una settimana.
- Nessuno vi obbliga. Siete maggiorenne e responsabile di voi stesso. Volevo soltanto pregarvi di essere prudente. Orari regolari, niente strapazzi e molto riposo.
- Certo,
Riposai prudentemente per tutta la mattinata. Orazi non mi telefonò. Poco dopo mezzogiorno chiamai ancora io il suo ufficio, ma la centralinista mi rispose che non c'era.
- Veramente non c'è?
- Veramente. Non so dove sia.
Aspettai e riposai ancora. Un agente della polizia stradale mi portò le chiavi della mia macchina e mi spiegò dove l'aveva parcheggiata. Dopo colazione, uscii dal letto e cominciai a vestirmi. A operazione finita ero in un bagno di sudore.
Lungo il corridoio le infermiere si davano da fare a portare le colazioni ai pazienti. Infilai una scala e scesi al pianterreno. Uscii nel parcheggio vetture, trovai la mia macchina e mi sedetti a riposare. Niente strapazzi e molto riposo.
La strada era piena di traffico e io guidavo piuttosto male. Non riuscivo a concentrare la mia attenzione e per poco non andai a sbattere contro un'altra macchina.
A malapena arrivai a Roma, a casa mia. Parcheggiai davanti al marciapiede ed ebbi la fugace visione, nello specchietto retrovisore, di un uomo barbuto con uno zaino sulle spalle. Mi voltai a guardare, ma l'uomo era sparito.
Come entrai in casa, il telefono cominciò a squillare. Era il servizio di segreteria telefonica a cui ero abbonato da diverso tempo.
- Signor Alfonsi? Sono Elena del servizio segreteria telefonica. Ci sono state due chiamate urgenti, una dal signor Orazi e l'altra dalla signorina Orazi.
Guardai l'orologio: erano le due. Elena mi dettò il numero dello studio di Orazi e il numero lasciato da sua figlia.
- Niente altro?
- Sì, ma forse si è trattato di un errore, signor Alfonsi. L'ospedale, dove siete stato ricoverato, dice che voi siete andato via senza pagare il conto.
- Non è un errore. Se dovessero richiamare, riferite che spedirò un assegno per posta.
- Sì, signore.
Presi il mio libretto di assegni, controllai il residuo e decisi di chiamare Orazi. Prima però andai in cucina e misi sulla griglia una bistecca surgelata. Assaggiai il latte che era rimasto nel frigorifero. Era ancora dolce e ne bevvi un quarto. Avevo una voglia pazza di un bicchiere di birra ghiacciata, ma riuscii a farne a meno.
Dallo studio di Orazi mi rispose un giovane impiegato. Orazi non c'era, ma aveva predisposto un appuntamento con me per le quattro e mezzo. Era molto importante che io ci andassi, anche se l’impiegato sembrava ignorarne il motivo.
Mentre formavo il numero lasciato da Betty, mi ricordai che era quello dell'appartamento di Nick.
- Pronto? - rispose Betty.
- Sono Alfonsi.
- È tutto il giorno che vi cerco.
- Nick è con te?
- No, vorrei tanto che ci fosse. Sono così preoccupata per lui. Ieri nel pomeriggio sono andata a Civitavecchia ma non mi hanno lasciato entrare nella sua camera.
- Chi è stato?
- Il tipo che c'era di guardia alla porta, con l'aiuto del dottor Sandri. Come se fossi andata a far la spia per conto di mio padre! Sono riuscita a intravedere Nick e a farmi vedere da lui. Mi ha detto di portarlo via, che lo trattenevano contro la sua volontà.
- Chi?
- Be', penso che intendesse parlare del dottor Sandri. Comunque, è stato il dottore a ordinare di portarlo via ieri sera.
- E dove l'hanno portato?
- Non lo so, ma penso che lo tengano prigioniero nella Clinica di Sandri. L'ambulanza l'ha portato lì.
- E tu credi sul serio che sia prigioniero?
- Non so più quello che credo, ma ho paura. Volete aiutarmi?
Risposi che era lei, ora, che doveva aiutarmi, perché ancora non ero in grado di guidare. Disse che sarebbe passata a prendermi entro un'ora.
Tornai in cucina e voltai la bistecca sulla graticola. Era calda e ben cotta da una parte, gelata e cruda dall'altra, come tutti gli schizofrenici che avevo conosciuto. Mi chiesi fino a che punto fosse pazzo Nick Mori.
Il problema più immediato era come vestirmi. Il mio guardaroba era piuttosto scarso. Presi una camicia pulita, la cambiai con quella sporca di sangue che ancora indossavo, e riuscii a infilarmela. Sopra indossai una giacca cardigan.
La mia bistecca schizoide era pronta e finalmente riuscii a mangiare. Poi mi sedetti a riposare sul!a poltrona del salotto. Per la prima volta in vita mia, capivo cosa voglia dire diventare vecchi. Il mio corpo esigeva privilegi speciali, senza dare nulla in cambio.
Il colpo di clacson di Betty mi svegliò dal sonnellino. Mi guardò stranita quando piuttosto goffamente mi infilai nella sua vettura.
- State male?
- Non proprio. Mi sono preso una pallottola nella spalla.
- Perché non me l'avete detto?
- Avresti potuto non venire e io voglio arrivare in fondo a questa storia.
- A costo di morire?
- Cercherò dì evitarlo.
Betty aveva un aspetto migliore dell'ultima volta che l'avevo vista.
- Chi vi ha sparato?
- Un poliziotto. Ma stava mirando a un altro, e io mi sono trovato sulla strada. Tuo padre non ti ha detto niente?
- Non vedo mio padre da ieri.
- Hai lasciato la casa?
- Sì. Papa mi ha detto che dovevo scegliere tra lui e Nick.
- Sono certo che non ne era poi tanto convinto.
- Invece sì.
Accese il motore. Mi ricordai allora che le lettere di Mori erano ancora nel baule della mia macchina. Andai a prenderle e, mentre Betty guidava verso l'autostrada, le riguardai. Mi colpi la data della seconda lettera: 15 marzo 1955
Mi rivolsi a Betty.
- L'altro giorno non mi hai detto che il compleanno di Nick cade in dicembre?
- Sì, il giorno 14.
- E in che anno è nato?
- Nel 1955, Ha compiuto i ventitré anni il mese scorso. È importante?
- Potrebbe esserlo. Nick ha per caso riordinato queste lettere, mettendone alcune per prime, senza un ordine cronologico?
- Può darsi, comunque, credo che le abbia lette. Perché?
- II signor Mori ha scritto una lettera 15 marzo 1955.
- Non sono un'aquila in aritmetica, specialmente mentre guido. Tra il 15 marzo e il 14 dicembre ci sono nove mesi, no?
- Esatto.
- Non è strano? Nick ha sempre sospettato che suo pa... che il signor Mori non fosse suo padre. Pensava di essere stato adottato.
- Forse è vero.
Misi le prime tre lettere nel portafogli. La ragazza infilò l'autostrada. Guidava con rabbia, sotto un cupo firmamento di smog.

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