NOVE
- Sono ancora Rolando. Hai raccolto qualche informazione sul proprietario della rivoltella?
- Sì. Fu comprata nuova da un tale di Viterbo che si chiama Samuele Raffi. L'acquisto venne fatto nel settembre del 1951 e alla stessa data risale il porto d'armi rilasciatogli dalla polizia di Viterbo. È tutto quello che so.
- Quali ragioni addusse Raffi per ottenere il porto d'armi?
- Difesa personale. Era il presidente di una banca, la «Banca Maremmana».
Lo ringraziai e telefonai all'Ufficio Informazioni. La «Banca Maremmana» non era sull'elenco, ma Raffi sì. Mi feci dare il numero di telefono, il prefisso era di Roma, e chiamai. Rispose una voce dì donna roca e calda.
- Pronto, sono Rolando Alfonsi, potrei parlare con il signor Raffi?
- Mi dispiace - spiegò la voce. - Ma il signor Raffi non può venire al telefono. Soffre di artrite.
- Con chi parlo?
- Signora Franchi, la governante dei signor Raffi.
- È ammalato?
- È vecchio... Tutti diventiamo vecchi.
- Avete ragione, signora Franchi. Sto cercando di rintracciare il proprietario di una rivoltella che il signor Raffi comprò nel 1951. Si tratta di una Colt 45. Volete chiedergli per cortesia cosa ne ha fatto?
- Glielo chiederò.
Lasciò il telefono per un minuto o due. La linea era molto disturbata, sentivo ogni tanto brani di conversazione senza capirne il significato.
- Vuole sapere chi siete voi - disse la signora Franchi. - E che diritto avete per fargli simili domande. Non faccio che ripetere le parole del signor Raffi - aggiunse in tono di scusa. - È molto ostinato.
- Anch'io, Ditegli che sono un detective. Questa rivoltella forse è stata usata la scorsa notte per commettere un omicidio.
- Dove?
- A Fiumicino.
- II signor Raffi ci passava l'estate. Glielo chiederò ancora.
Se ne andò e tornò dopo poco.
- Mi dispiace, signor Alfonsi, ma non vuol parlare. Ma dice che se venite qui a spiegargli bene di cosa si tratta, parlerà.
- Quando?
- Stasera stessa, se volete. Non va mai fuori di sera! L'indirizzo è al 72 di Via Gregorio VII.
Dissi che sarei andato non appena possibile.
Ero già in macchina, pronto a partire, quando mi resi conto che non potevo muovermi. Una Toyota nera con il simbolo del medico, era parcheggiata davanti a me. Volevo avere uno scambio di idee con il dottor Sandri.
La porta d'ingresso di casa Mori era aperta. Attraversai il giardino ed entrai nell'atrio. Orazi, con le spalle rivolte a me, stava discutendo con un uomo grosso e calvo che doveva essere lo psichiatra. Lorenzo e Irene Mori erano accanto a loro ma non intervenivano nella discussione.
- L'ospedale è controindicato - diceva Orazi. - Non siamo sicuri di quello che dirà il ragazzo e negli ospedali le notizie trapelano facilmente.
- Non nella mia clinica.
- Può darsi, può darsi. Ma se voi o uno dei vostri dipendenti foste interrogati in tribunale, dovreste rispondere. Diversamente, la professione dell'avvocato…
- Nick ha commesso forse qualche reato? - interruppe il dottore.
- Non sono tenuto a rispondere a questa domanda.
- Come posso curare un paziente, senza essere informato di nulla?
- Ne sapete più voi, di me. - Nella voce dell'avvocato c'era un vecchio risentimento. - E ve lo siete tenuto dentro per quindici anni.
- Per lo meno riconoscete che non mi sono mai precipitato a spifferare tutto alla polizia.
- Perché? È cosa che potrebbe interessare la polizia?
- Non sono tenuto a rispondere a questa domanda.
I due uomini si guardarono con ira contenuta. Lorenzo Mori tentò di dire qualcosa, ma non gli prestarono attenzione. Sua moglie venne verso di me. Aveva un'espressione cupa e rassegnata, come se si fosse aspettata già da tanto tempo la disgrazia che le capitava ora.
- Il dottor Sandri - mi disse - vorrebbe portare Nick nella sua clinica. Voi che ne pensate?
- Sono d'accordo con l'avvocato Orazi. Vostro figlio oltre che di cure mediche ha bisogno anche di protezione legale.
- Perché? - domandò bruscamente.
- Ha ucciso un uomo l'altra notte, almeno così dice, e ne parla con tutta libertà.
Le lasciai il tempo di riprendersi dal colpo.
- Chi è l'uomo?
- Il suo nome è Sandro Pesce. Era coinvolto nel furto della vostra scatola fiorentina, come Nick del resto.
- Nick?
- Temo proprio di sì. E con tutte queste cose che ha in testa non è prudente ricoverarlo in una clinica o in un ospedale. Non potreste tenerlo in casa?
- E chi lo sorveglierà?
- Voi e vostro marito.
Lanciò un'occhiata al marito, come se volesse valutarlo.
- Forse. Ma non so se Lorenzo sia in grado di farlo. Anche se non sembra, è molto emotivo, soprattutto nelle questioni che riguardano Nick, - Mi venne molto vicino. - Non potreste farlo voi, signor Alfonsi?
- Fare cosa?
- Restare qui e sorvegliare Nick questa notte?
- No. - La risposta mi uscì secca e precisa.
- Vi pagheremo il vostro onorario.
- Me lo sono già guadagnato. Non sono un infermiere.
- Mi dispiace di avervelo chiesto.
C'era una nota di disappunto nelle sue parole. Si allontanò da me. Decisi che era meglio che me ne andassi. Dissi a Orazi dove stavo andando e perché.
La discussione tra l'avvocato e il medico si era placata. Mi fu presentato Sandri. Aveva un viso molto intelligente.
- Vorrei farvi alcune domande su Nick - gli dissi.
- Questo non è né il momento né il luogo adatto.
- Me ne rendo conto, dottore. Verrò domani nel vostro studio.
- Se proprio ci tenete. Ora, vogliate scusarmi, ho un paziente da curare.
Lo seguii fino all'ingresso del soggiorno e guardai dentro. Betty e Nick erano seduti su un tappeto, abbastanza vicini. Nick teneva il viso nascosto sulle ginocchia e Betty gli circondava le spalle con un braccio.
1 commento:
c'è un premio per te, passa a ritirarlo
Ciao :)
Posta un commento