mercoledì 9 luglio 2008

NOVE

Prima di uscire, Orazi riempì la pipa e la accese con un fiammi­fero da cucina. Mi trattenni nello studio e chiamai Roberto Spina al Commissariato. Erano le cinque meno cinque, il momento buono per tro­vare Spina.

- Sono ancora Rolando. Hai rac­colto qualche informazione sul pro­prietario della rivoltella?

- Sì. Fu comprata nuova da un tale di Viterbo che si chiama Samuele Raffi. L'acquisto venne fatto nel settembre del 1951 e alla stessa data risale il porto d'armi rilasciatogli dalla polizia di Viterbo. È tutto quello che so.

- Quali ragioni addusse Raffi per ottenere il porto d'armi?

- Difesa personale. Era il pre­sidente di una banca, la «Banca Maremmana».

Lo ringraziai e telefonai all'Uffi­cio Informazioni. La «Banca Maremmana» non era sull'e­lenco, ma Raffi sì. Mi feci dare il numero di telefono, il prefisso era di Roma, e chiamai. Rispose una voce dì don­na roca e calda.

- Pronto, sono Rolando Alfonsi, potrei parlare con il signor Raffi?

- Mi dispiace - spiegò la voce. - Ma il signor Raffi non può venire al telefono. Soffre di artrite.

- Con chi parlo?

- Signora Franchi, la gover­nante dei signor Raffi.

- È ammalato?

- È vecchio... Tutti diventiamo vecchi.

- Avete ragione, signora Franchi. Sto cercando di rintracciare il proprietario di una rivoltella che il signor Raffi comprò nel 1951. Si tratta di una Colt 45. Vo­lete chiedergli per cortesia cosa ne ha fatto?

- Glielo chiederò.

Lasciò il telefono per un minuto o due. La linea era molto disturba­ta, sentivo ogni tanto brani di con­versazione senza capirne il signifi­cato.

- Vuole sapere chi siete voi - disse la signora Franchi. - E che diritto avete per fargli simili doman­de. Non faccio che ripetere le pa­role del signor Raffi - ag­giunse in tono di scusa. - È molto ostinato.

- Anch'io, Ditegli che sono un detective. Questa rivoltella forse è stata usata la scorsa notte per com­mettere un omicidio.

- Dove?

- A Fiumicino.

- II signor Raffi ci passa­va l'estate. Glielo chiederò ancora.

Se ne andò e tornò dopo poco.

- Mi dispiace, signor Alfonsi, ma non vuol parlare. Ma dice che se venite qui a spiegargli bene di co­sa si tratta, parlerà.

- Quando?

- Stasera stessa, se volete. Non va mai fuori di sera! L'indirizzo è al 72 di Via Gregorio VII.

Dissi che sarei andato non ap­pena possibile.

Ero già in macchina, pronto a partire, quando mi resi conto che non potevo muovermi. Una Toyota nera con il simbo­lo del medico, era parcheggiata da­vanti a me. Volevo avere uno scam­bio di idee con il dottor Sandri.

La porta d'ingresso di casa Mori era aperta. Attraversai il giardino ed entrai nell'atrio. Orazi, con le spalle rivolte a me, stava discutendo con un uomo gros­so e calvo che doveva essere lo psi­chiatra. Lorenzo e Irene Mori erano accanto a loro ma non intervenivano nella discussione.

- L'ospedale è controindicato - diceva Orazi. - Non siamo sicuri di quello che dirà il ragazzo e negli ospedali le notizie trapelano facilmente.

- Non nella mia clinica.

- Può darsi, può darsi. Ma se voi o uno dei vostri dipendenti fo­ste interrogati in tribunale, dovreste rispondere. Diversamente, la profes­sione dell'avvocato…

- Nick ha commesso forse qual­che reato? - interruppe il dottore.

- Non sono tenuto a rispondere a questa domanda.

- Come posso curare un pazien­te, senza essere informato di nulla?

- Ne sapete più voi, di me. - Nella voce dell'avvocato c'era un vecchio risentimento. - E ve lo sie­te tenuto dentro per quindici anni.

- Per lo meno riconoscete che non mi sono mai precipitato a spif­ferare tutto alla polizia.

- Perché? È cosa che potrebbe interessare la polizia?

- Non sono tenuto a rispondere a questa domanda.

I due uomini si guardarono con ira contenuta. Lorenzo Mori tentò di dire qualcosa, ma non gli prestarono attenzione. Sua moglie venne verso di me. Aveva un'espres­sione cupa e rassegnata, come se si fosse aspettata già da tanto tempo la disgrazia che le capitava ora.

- Il dottor Sandri - mi dis­se - vorrebbe portare Nick nella sua clinica. Voi che ne pensate?

- Sono d'accordo con l'avvoca­to Orazi. Vostro figlio oltre che di cure mediche ha bisogno anche di protezione legale.

- Perché? - domandò bruscamente.

- Ha ucciso un uomo l'altra notte, almeno così dice, e ne parla con tutta libertà.

Le lasciai il tempo di riprendersi dal colpo.

- Chi è l'uomo?

- Il suo nome è Sandro Pesce. Era coinvolto nel furto della vostra scatola fiorentina, come Nick del resto.

- Nick?

- Temo proprio di sì. E con tutte queste cose che ha in testa non è prudente ricoverarlo in una clini­ca o in un ospedale. Non potreste tenerlo in casa?

- E chi lo sorveglierà?

- Voi e vostro marito.

Lanciò un'occhiata al marito, co­me se volesse valutarlo.

- Forse. Ma non so se Lorenzo sia in grado di farlo. Anche se non sembra, è molto emotivo, soprattut­to nelle questioni che riguardano Nick, - Mi venne molto vicino. - Non potreste farlo voi, signor Alfonsi?

- Fare cosa?

- Restare qui e sorvegliare Nick questa notte?

- No. - La risposta mi uscì secca e precisa.

- Vi pagheremo il vostro ono­rario.

- Me lo sono già guadagnato. Non sono un infermiere.

- Mi dispiace di avervelo chie­sto.

C'era una nota di disappunto nel­le sue parole. Si allontanò da me. Decisi che era meglio che me ne an­dassi. Dissi a Orazi dove stavo andando e perché.

La discussione tra l'avvocato e il medico si era placata. Mi fu pre­sentato Sandri. Aveva un viso molto intelligente.

- Vorrei farvi alcune domande su Nick - gli dissi.

- Questo non è né il momento né il luogo adatto.

- Me ne rendo conto, dottore. Verrò domani nel vostro studio.

- Se proprio ci tenete. Ora, vo­gliate scusarmi, ho un paziente da curare.

Lo seguii fino all'ingresso del sog­giorno e guardai dentro. Betty e Nick erano seduti su un tappeto, ab­bastanza vicini. Nick teneva il viso nascosto sulle ginocchia e Betty gli circondava le spalle con un brac­cio.

Erano immobili. Sembravano due esseri perduti nello spazio, immoti per sempre nelle loro posizioni, quel­la di lui piena di disperazione, quel­la di lei piena di amore.

1 commento:

AnnaGi ha detto...

c'è un premio per te, passa a ritirarlo

Ciao :)