UNDICI
C'era un lume ancora più fioco nel portico di fronte alla casa della signora Mieli; davanti era parcheggiata una Ford. Era aperta. Aprii la portiera e alla luce della pila lessi sul libretto di circolazione il nome del proprietario: Giorgio Grazioli. Annotai l'indirizzo, presi il microfono portatile e girai attorno al cottage, seguendo due strisce di cemento che mi fecero da guida. Una vecchia Volkswagen nera stava sotto una tettoia arrugginita. Mi appoggiai a una parete vicino a una finestra chiusa.
Il microfono non era necessario. La voce irata di Claudia mi arrivò chiara e precisa.
- Non tornerò con Giorgio …
- Faresti meglio a seguire il mio consiglio e tornare da lui. - Era la voce di una donna più vecchia che parlava con maggiore calma. - Giorgio ti vuole ancora bene e anche questa mattina ha chiesto di te... ma così la cosa non può durare a lungo.
- E che m'importa?
- Invece, ti dovrebbe importare. Se lo perdi, non avrai nessun altro e non sai cosa vuoi dire la solitudine, finché non la provi. E non metterti in testa di tornare a vivere con me.
- Nemmeno se mi pregassi in ginocchio !
- Non accadrà, sta' sicura! Ho spazio, denaro e energia sufficiente solo per me.
- Sei una donna fredda, mamma.
- Sì? Non lo sono stata sempre. Tu e tuo padre mi avete fatto diventare così.
- Tu sei gelosa. - II tono di Claudia era cambiato. C'era come una punta di godimento sotto la sua ira e il suo dolore. - Gelosa di tuo marito e persino di tua figlia. È tutto chiaro. Non mi meraviglio che tu gli abbia dato la Franchi.
- Io non gli ho dato Rita. Ci si è buttata lei di testa sua!
- Con una forte spinta da parte tua, mamma. Probabilmente è stato tutto un tuo piano.
- Ti consiglio di uscire di qui senza più dire più una parola! Hai quasi quarantanni e non sono più responsabile per te. Sei fortunata ad avere un marito che ti vuole e che è in grado di pensare a te.
- Non lo sopporto. Lasciami stare qui con te. Ho paura.
- Anch'io - rispose la madre. - Ho paura di te. Stai ancora bevendo, vero?
- Ho fatto solo qualche piccolo brindisi.
- A che cosa hai brindato?
- Ti piacerebbe saperlo, eh, mamma? Te lo dirò se me lo chiedi con gentilezza.
- Se hai qualcosa da dirmi, dillo. Non girare intorno all'argomento.
- Ora non te lo dirò. – Claudia sembrava una bambina che si diverte a stuzzicare. - Lo puoi scoprire da sola.
- Non c'è niente da scoprire - rispose la madre.
- Sì? E cosa penseresti se ti dicessi che papa è vivo?
- Davvero?
- Ci puoi scommettere.
- Lo hai visto?
- Lo vedrò presto. Ho trovato le sue tracce.
- Dove?
- Questo è un mio piccolo segreto, mamma.
- Ho capito, stai ancora fantasticando. Sarei pazza a crederti.
Claudia non rispose o per Io meno io non udii nessuna risposta. Forse le due donne erano esauste oppure avevano esaurito \ loro argomenti. Uscii dall'ombra, e tornai sulla strada.
Claudia uscì nel portico e la porta sbatté dietro di lei. La luce del portico si spense. L'aspettai vicino alla sua macchina.
Quando mi vide, indietreggiò, barcollando sul marciapiede.
- Cosa volete?
- Claudia, datemi la scatola d'oro, non è vostra.
- Lo è. È un vecchio oggetto di famiglia.
- Datemela.
- È vero. La scatola apparteneva a mia nonna, la signora Raffi. E lei diceva che era destinata a me.
Le credetti per metà.
- Possiamo parlare un po' nella vostra macchina?
- Non serve a niente. Più si parla e più ci sì ferisce.
Aveva un'espressione molto triste. Emanava da lei una strana sensazione, come se fosse un fantasma o un'ombra della vera Claudia Grazioli. Ora non era che qualcosa di vuoto, di freddo.
- Che cosa vi ferisce, Claudia?
- Tutta la mia vita. Papà scappò in Spagna con Rita. Non mi ha mai nemmeno mandato gli auguri per il compleanno.
- Quanti anni avevate? Sedici. Da allora non ho più conosciuto la felicità.
- Vostro padre è vivo?
- Credo di sì. Nick Mori dice di averlo visto a Roma
- Dove esattamente?
- Vicino allo scalo ferroviario di Trastevere. Ma fu tanto tempo fa, quando Nick era un bambino. Lo ha riconosciuto dalla fotografia, però.
- Come c'entra Nick in tutto questo?
- È il mio testimonio che papà è vivo. - Alzò la voce come se volesse farsi sentire anche dalla madre. - E perché non dovrebbe essere vivo? Ha soltanto... fatemi pensare... io ho trentanove anni e papà ne aveva ventiquattro quando nacqui. Quindi ora ne ha sessantatré, no?
- Esatto.
- E un uomo a sessantatré anni non è vecchio. Oltre tutto, ne ha sempre dimostrati meno. Sapeva ballare, volteggiare come una trottola. Mi faceva saltare sulle sue ginocchia. - La sua mente era completamente trascinata dalla corrente dei ricordi.
- Devo trovare mio padre - affermò. - E lo troverò, morto o vivo. Se è vivo, cucinerò e terrò in ordine la casa per lui e sarò felice come non lo sono mai stata. E se e morto, troverò la sua tomba e poi sapete cosa farò? Mi sotterrerò vicino a lui e finalmente riposerò in pace.
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