venerdì 25 luglio 2008

UNDICI

Luisa Mieli viveva in una misera strada a Ostia, nella parte vecchia della città. Alcuni bambini sta­vano giocando sotto un lampione, unica isola di luce in tutto quel buio.

C'era un lume ancora più fioco nel portico di fronte alla casa del­la signora Mieli; davanti era par­cheggiata una Ford. Era aperta. Aprii la portiera e alla luce della pi­la lessi sul libretto di circolazione il nome del proprietario: Giorgio Grazioli. Annotai l'indirizzo, presi il microfono portatile e girai attorno al cottage, seguendo due strisce di ce­mento che mi fecero da guida. Una vecchia Volkswagen nera stava sotto una tettoia arrugginita. Mi appog­giai a una parete vicino a una fine­stra chiusa.

Il microfono non era necessario. La voce irata di Claudia mi arrivò chia­ra e precisa.

- Non tornerò con Giorgio …

- Faresti meglio a seguire il mio consiglio e tornare da lui. - Era la voce di una donna più vecchia che parlava con maggiore calma. - Giorgio ti vuole ancora bene e anche questa mattina ha chiesto di te... ma così la cosa non può durare a lungo.

- E che m'importa?

- Invece, ti dovrebbe importare. Se lo perdi, non avrai nessun altro e non sai cosa vuoi dire la solitudi­ne, finché non la provi. E non met­terti in testa di tornare a vivere con me.

- Nemmeno se mi pregassi in gi­nocchio !

- Non accadrà, sta' sicura! Ho spazio, denaro e energia sufficiente solo per me.

- Sei una donna fredda, mamma.

- Sì? Non lo sono stata sempre. Tu e tuo padre mi avete fatto di­ventare così.

- Tu sei gelosa. - II tono di Claudia era cambiato. C'era come una punta di godimento sotto la sua ira e il suo dolore. - Gelosa di tuo marito e persino di tua figlia. È tutto chiaro. Non mi meraviglio che tu gli abbia dato la Franchi.

- Io non gli ho dato Rita. Ci si è buttata lei di testa sua!

- Con una forte spinta da parte tua, mamma. Probabilmente è stato tutto un tuo piano.

- Ti consiglio di uscire di qui senza più dire più una parola! Hai quasi quarantanni e non sono più responsabile per te. Sei fortunata ad avere un marito che ti vuole e che è in grado di pensare a te.

- Non lo sopporto. Lasciami sta­re qui con te. Ho paura.

- Anch'io - rispose la madre. - Ho paura di te. Stai ancora be­vendo, vero?

- Ho fatto solo qualche piccolo brindisi.

- A che cosa hai brindato?

- Ti piacerebbe saperlo, eh, mamma? Te lo dirò se me lo chiedi con gentilezza.

- Se hai qualcosa da dirmi, dil­lo. Non girare intorno all'argomen­to.

- Ora non te lo dirò. – Claudia sembrava una bambina che si diver­te a stuzzicare. - Lo puoi scoprire da sola.

- Non c'è niente da scoprire - rispose la madre.

- Sì? E cosa penseresti se ti di­cessi che papa è vivo?

- Davvero?

- Ci puoi scommettere.

- Lo hai visto?

- Lo vedrò presto. Ho trovato le sue tracce.

- Dove?

- Questo è un mio piccolo segre­to, mamma.

- Ho capito, stai ancora fanta­sticando. Sarei pazza a crederti.

Claudia non rispose o per Io meno io non udii nessuna risposta. Forse le due donne erano esauste oppure avevano esaurito \ loro argomenti. Uscii dall'ombra, e tornai sulla strada.

Claudia uscì nel portico e la porta sbatté dietro di lei. La luce del por­tico si spense. L'aspettai vicino alla sua macchina.

Quando mi vide, indietreggiò, barcollando sul marciapiede.

- Cosa volete?

- Claudia, datemi la scatola d'oro, non è vostra.

- Lo è. È un vecchio oggetto di famiglia.

- Datemela.

- È vero. La scatola appartene­va a mia nonna, la signora Raffi. E lei diceva che era destinata a me.

Le credetti per metà.

- Possiamo parlare un po' nella vostra macchina?

- Non serve a niente. Più si parla e più ci sì ferisce.

Aveva un'espressione molto triste. Emanava da lei una strana sensazio­ne, come se fosse un fantasma o un'ombra della vera Claudia Grazioli. Ora non era che qualcosa di vuoto, di freddo.

- Che cosa vi ferisce, Claudia?

- Tutta la mia vita. Papà scap­pò in Spagna con Rita. Non mi ha mai nemmeno mandato gli au­guri per il compleanno.

- Quanti anni avevate? Sedici. Da allora non ho più conosciuto la felicità.

- Vostro padre è vivo?

- Credo di sì. Nick Mori di­ce di averlo visto a Roma

- Dove esattamente?

- Vicino allo scalo ferroviario di Trastevere. Ma fu tanto tempo fa, quando Nick era un bambino. Lo ha riconosciuto dalla fotografia, però.

- Come c'entra Nick in tutto questo?

- È il mio testimonio che papà è vivo. - Alzò la voce come se vo­lesse farsi sentire anche dalla ma­dre. - E perché non dovrebbe es­sere vivo? Ha soltanto... fatemi pen­sare... io ho trentanove anni e papà ne aveva ventiquattro quando nac­qui. Quindi ora ne ha sessantatré, no?

- Esatto.

- E un uomo a sessantatré anni non è vecchio. Oltre tutto, ne ha sempre dimostrati meno. Sapeva bal­lare, volteggiare come una trottola. Mi faceva saltare sulle sue ginocchia. - La sua mente era comple­tamente trascinata dalla corrente dei ricordi.

- Devo trovare mio padre - af­fermò. - E lo troverò, morto o vi­vo. Se è vivo, cucinerò e terrò in ordine la casa per lui e sarò felice come non lo sono mai stata. E se e morto, troverò la sua tomba e poi sapete cosa farò? Mi sotterrerò vicino a lui e finalmente riposerò in pace.

Aprì la macchina, salì e partì ve­loce. Forse avrei dovuto seguirla, ma non lo feci.

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