venerdì 4 luglio 2008

OTTO


Andammo con la mia macchina,
io alla guida e Nick seduto sul sedile posteriore con Betty. Non si mosse e non parlò finché non ci fer­mammo davanti a casa sua. Allora cominciò a pregarmi di non farlo entrare.

Dovetti usare la forza per farlo scendere. Tenendolo per un brac­cio, lo guidai attraverso il cortile. Era molto riluttante, sembrava che lo stessimo portando al patibolo.

La madre uscì appena arrivammo all'ingresso.

- Nick? Stai male?

- Sto benissimo rispose macchinalmente.

Nella hall, la signora Mori si rivolse a me.

- Dovete parlare con mia ma­rito?

- Sì. Vi avevo pregato di pre­pararlo.

- Proprio non ho potuto. Dovre­ste dirglielo voi. È in giardino.

- E lo psichiatra?

- Il dottor Sandri era impe­gnato con un paziente, ma sarà qui tra poco.

- Sarebbe bene chiamare anche l'avvocato Orazi. Questa faccen­da ha degli aspetti legali.

Lasciai Nick con le due donne nel soggiorno. Betty era mogia mogia, come se la bruna bellezza di Irene Mori buttasse un'ombra su di lei.

Trovai Mori in giardino; sta­va lavorando tra le piante. Indossa­va un paio di blue-jeans scoloriti dal sole e stava vangando un pezzo di terra in mezzo a dei cespugli.

Mi guardò, poi si sollevò lenta­mente. Intorno a noi, le statue gre­che e romane, rovinate dalle intem­perie, sembravano tanti nudisti.

- Mi sembrava di avervi detto che la scatola fiorentina Non era as­sicurata - disse secco Mori.

- Non ne so nulla, signor Mori. Non sono nelle assicurazioni.

- Sarà bene allora che mi diciate chi siete! - Era pallido e te­so.

- È stata un'idea di vostra mo­glie. Sono un detective privato. So­no stato chiamato dall'avvocato Orazi per conto di vostra mo­glie.

- E allora potrà liquidarvi subi­to. - Poi ci ripensò: - Volete di­re che mia moglie si è rivolta a Giovanni Orazi senza dirmelo?

- Non è stata poi una cattiva idea. So che siete preoccupato per vostro figlio e io l'ho appena ripor­tato a casa. Se ne andava in giro con una rivoltella, parlando di sui­cidio e di delitto. - E feci il reso­conto a Mori di tutti i fatti.

Mori era sgomento.

- Deve aver perduto la testa! - commentò.

- Fino a un certo punto, ma non credo che mi abbia mentito.

- Voi credete che abbia ammaz­zato una persona?

- Un certo Sandro Pesce è morto, c'era del cattivo sangue tra lui e Nick. E Nick ha ammesso di avergli sparato.

Mori barcollò, si appoggiò al­la vanga, e chinò il capo. Era leggermente calvo al centro della testa. I colpi che, la gente riceve dai propri figli, pensai, sono le prove più dure da sopportare e da sfuggire.

Ma Mori non stava pensan­do a se stesso.

- Povero Nick. Andava avanti così bene. Che gli sarà successo?

- Forse il dottor Sandri po­trà dirvelo. Sembra comunque che tutto sia cominciato dalla scatola d'oro. Pare che Nick l'abbia presa dalla vostra cassaforte e l'abbia da­ta a una certa Claudia Grazioli.

- Mai sentita nominare. Che in­teresse poteva avere questa donna per la scatola di mia madre?

- Non lo so, ma pare che per lei sia molto importante.

- Le avete parlato?

- Sì.

- E che ne ha fatto delle lette­re di mia madre?

- Non lo so. La scatola comun­que era vuota.

- Perché non glielo avete do­mandato?

- È una donna un po' difficile da trattare. E poi cominciavano a emergere fatti molto più importan­ti.

Mori si morsicò le labbra.

- Per esempio?

- Questa donna aveva assunto Sandro Pesce e l'aveva fatto veni­re a Fiumicino, per cercare il pro­prio padre.

Mori mi guardò perplesso.

- E noi cosa c'entriamo in tut­to questo?

- Non è molto chiaro, infatti. Io avrei un consiglio che sottopongo
certo prima alla vostra approvazione poi a quella dell'avvocato Orazi. Potrebbe essere una buona idea quella di consegnare la rivol­tella alla polizia e lasciare che fac­ciano una perizia balistica.

- Sarebbe come rinunciare a combattere.

- Signor Mori, facciamo un passo per volta. Se risulta che il pro­iettile che ha ucciso Pesce non è uscito dalla rivoltella di Nick, allo­ra la sua confessione è frutto della sua fantasia. Se invece Nick ha uc­ciso Pesce, be', decideremo in seguito il da farsi.

- Io non sono in grado di pen­sare. Sentiamo cosa ne pensa Orazi. - Mori si passò una ma­no sui capelli.

- Non bisogna perdere tutte le speranze, anche se Nick avesse uc­ciso. Credo che ci siano delle circo­stanze attenuanti.

- E cioè?

- Pesce gli dava fastidio. Lo aveva minacciato anche con una ri­voltella, forse la stessa, proprio di fronte a casa vostra, la sera in cui fu rubata la scatola.

Mori mi lanciò uno sguardo incredulo.

- Non capisco proprio come po­tete sapere tutte queste cose.

- Ho un testimonio oculare. - Ma non feci il nome di Betty.

- Avete con voi la rivoltella?

- È nel baule della mia macchi­na. Ve la mostrerò.

Attraversammo una veranda ed entrammo in casa. Nick, sua madre e Betty stavano seduti rigidi su un divano nel soggiorno. Nick si era di nuovo infilati gli occhiali.

Mori entrò nel soggiorno, si piantò davanti al figlio e lo guardò dall'alto della sua statura.

- È vero che hai ucciso un uo­mo?

Nick annuì penosamente.

- Mi dispiace. Non volevo tor­nare a casa, volevo uccidermi.

- Questo è un discorso da vi­gliacchi - commentò Mori. - Devi comportarti da uomo.

- Sì, papa - rispose Nick, sen­za molta fiducia,

- Faremo tutto quello che po­tremo per te. Non disperare. Me lo prometti, Nick?

- Lo prometto, papa, e mi di­spiace molto.

Mori girò sui tacchi con un brusco atteggiamento militare e tor­nò da me. Il suo viso era stoico. Sia lui sia Nick si rendevano per­fettamente conto di non essere riu­sciti a parlarsi a cuore aperto.

Uscimmo dalla porta principale. Mori si guardò gli abiti.

- Odio comparire così in pub­blico - disse, come se tutti i vicini lo stessero osservando.

Aprii il baule della mia macchina e gli mostrai la rivoltella senza toglierla dalla valigetta.

- L'avete già vista prima? - chiesi.

- No. E poi Nick non ha mai posseduto una rivoltella. Ha sem­pre detestato le armi.

- Perché?

- Assomiglia a me, evidente­mente. Mio padre mi insegnò a cac­ciare quando ero ancora piccolo. Rimasi talmente scioccato che la cosa mi ha completamen­te distrutto.

Guardò la rivoltella con profon­do disprezzo, come se fosse il sim­bolo di tutte le forme di violenza.

- Dobbiamo proprio consegnare quest'arma a Giovanni?

- Che alternativa proponete?

- Sapete cosa mi piacerebbe fa­re? Seppellirla e dimenticare la sua esistenza.

- Per poi doverla tirar fuori di nuovo?

- Credo che abbiate ragione.

In fondo a Via dandolo com­parve la macchina di Orazi. Par­cheggiò di fronte a casa sua e at­traversò la strada quasi di corsa. Ascoltò tutte le cattive notizie su Nick come se fosse stato preparato a riceverle.

- E questa è la rivoltella. È ca­rica. - Gli porsi la valigetta con la chiave nella serratura. - È meglio che la teniate voi finché non avre­mo deciso cosa farne. Ho fatto fare delle indagini per sapere chi è stato il primo proprietario.

- Molto bene. - Si rivolse a Mori. - Dov'è Nick?

- In casa. Stiamo aspettando il dottor Sandri.

Orazi appoggiò una mano sulle ossute spalle di Mori.

- Tu e Irene non meritavate tutto questo ancora una volta.

- Per favore, non ne parliamo. - Mori tolse la mano di Orazi dalla spalla. Si voltò di scat­to e si incamminò con la sua solita andatura rigida verso l'ingresso di casa.

Seguii Orazi in casa sua. Chiuse la valigetta che conteneva la rivoltella in un armadietto di al­luminio, nel suo studio.

- Sono felice di essermi sbaraz­zato di quell'arnese - dissi. - Non volevo che La Torre me la trovasse addosso.

- Siete del parere che io gliela debba consegnare oggi stesso?

- Sentiamo prima cosa ci dico­no da Roma a proposito del proprietario... Che cosa intendevate quando avete detto a Mori che non meritava tutto questo «ancora una volta»? Nick ha già avuto guai di questo genere?

Orazi meditò prima di rispon­dere.

- Dipende da quello che inten­dete per «questo genere di guai». Non è mai stato coinvolto in un caso di omicidio, per quanto ne so io. Ma c'è stato un paio di epi­sodi... così li chiamano gli psichia­tri, no? Alcuni anni fa scappò da casa e abbiamo dovuto cercarlo per tutto il paese prima di trovarlo.

- Si era messo con persone poco affidabili?

- Non esattamente. In verità, cercava di mantenersi da solo. Quando venne finalmente trovato dall'Agenzia sulla costa adriatica, stava lavorando in un ri­storante come aiuto-cameriere. Riu­scimmo a convincerlo a tornare a casa e riprendere gli studi.

- Che sentimenti nutre verso i genitori?

- È molto affezionato alla ma­dre - rispose secco Orazi - ammesso che questa sia una cosa positiva. Credo che consideri il pa­dre una specie di idolo col quale non potrà mai misurarsi. Ed è esat­tamente lo stesso sentimento che Lorenzo Mori nutriva per suo padre, il Giudice. Queste cose si ripe­tono sempre.

- Avevate accennato a più di un episodio... - insistetti.

- Infatti. - Si sedette. - Bi­sogna tornare molto più indietro, quattordici o quindici anni fa, e qui forse stanno le radici delle stranez­ze di Nick. Anche il dottor Sandri è di questo parere. Ma non ne ha mai voluto discutere con me fino in fondo.

- Che cosa successe?

- È proprio su questo punto che il dottor Sandri non vuol par­lare. Credo che Nick sia stato por­tato via da qualche maniaco ses­suale. La sua famiglia lo rintracciò quasi subito, ma non prima che Nick fosse spaventato e traumatizzato fortemente. Aveva solo otto an­ni. Ora capite perché i Mori non amino parlare di questo epi­sodio.

Avrei voluto fare ancora qualche domanda, ma la governante dopo aver bussato aprì l'uscio dello studio.

- Vi ho sentito arrivare, signor Orazi. Avete bisogno di qual­cosa?

- No, grazie, signora Gui. Uscirò subito. Dov'è Betty, a pro­posito?

- Non lo so - rispose la donna e mi guardò con severità.

- È in casa Mori - rispo­si io per lei.

Orazi scattò in piedi con un gesto rabbioso.

- Non mi piace tutto questo!

- Non ne ho potuto fare a meno. Abbiamo condotto insieme a casa Nick. Si è comportata molto bene. Ed è stata molto abile anche con lui.

- Non ho allevata una figlia perché facesse da infermiera a uno psicopatico.

La governante aveva un'espres­sione terrorizzata. Si ritrasse e chiu­se l'uscio senza far rumore.

- Ora vado là - continuò Orazi - e me la riporto a casa. Sta sciupando tutta la sua giovinez­za dietro a quell'inetto.

- A lei non sembra di sciupare il tempo.

- Così, siete dalla parte di Nick, eh?

- No, sono dalla parte di Betty e probabilmente dalla vostra. Ma non potete forzare la sua volontà.

- Certo, avete ragione - con­venne Orazi, dopo averci pen­sato.

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