venerdì 4 luglio 2008

SETTE


Ero già stato altre volte al Tennis Club, ma la donna dietro il banco di accoglienza mi era del tutto nuova. Ma conosceva Elisabetta Orazi e la salutò affettuosamente.

- Non vi ho più vista, signorina Orazi

- Ho avuto molto da fare. Nicholas è stato qui oggi?

- Effettivamente è stato qui - rispose la donna con una certa rilut­tanza. - Circa un'ora fa. È andato al bar e quando è uscito aveva un aspetto che mi piaceva poco.

- Volete dire che era ubriaco?

- Temo proprio di sì, signorina Orazi. E la donna che era con lui, la bionda, era anche lei sbron­za. Dopo che se ne sono andati, ho dato una girata a Marco e gliele ho cantate chiare. Ma lui mi ha detto di aver servito soltanto due Martini, e che la donna era già su di giri quando era arrivata, e che il signor Mori non regge l'alcool.

- Infatti - convenne Betty. - Chi era la donna?

- Non mi ricordo come si chia­ma... l'aveva già portata qui una volta. - Consultò il registro degli ospiti. - Ecco, Claudia Mieli.

- Non Claudia Grazioli? - chiesi io.

- A me pare Mieli.

Mi mostrò il registro e mi indicò dove Nicholas aveva di suo pugno scrit­to il nome della donna e il proprio. Era proprio Mieli L'indirizzo era Firenze.

- È una bionda, ben fatta, sulla quarantina? - domandai.

- Sì - ammise - ben fatta, a chi piace il genere formoso. - Lei era molto magra.

Attraversammo il porticato che bordeggiava la piscina e andammo al bar. I bambini giocavano nell'ac­qua e, alcune persone stavano mollemente sdraiate sulle sdraio, a goder­si il pallido sole invernale.

Il bar era vuoto. Il barista e io ci scambiammo un cenno di saluto. Marco era un uomo basso, scuro di capelli e indossava un panciotto ros­so. Ammise di malumore che Nicholas era stato lì.

- Devo dire - aggiunse poi - che gli ho chiesto di andarsene.

- Aveva bevuto troppo?

- No, non qui. Io gli ho servito soltanto due bicchieri di Martini. Non sarà uno scandalo, per que­sto. Che è successo, ha sfasciato la macchina?

- Spero di no. Sto solo tentando di prenderlo prima che sfasci tutto.

- Sapete dove fosse diretto?

- No, ma era di umore inferna­le. Quando mi sono rifiutato di dar­gli il terzo Martini, per poco non suc­cedeva una rissa. Ho dovuto fargli vedere la mia stecca da biliardo. Marco si chinò sotto il banco del bar e la mostrò anche a noi: l'e­stremità tagliata di una stecca pe­sante, lunga circa sessanta centimetri.

- Non mi va di fare queste cose con un socio, ma lui aveva Ia ri­voltella e allora gli ho detto di andarsene e in fretta, altrimenti avrei chiamato la polizia.

- Aveva una rivoltella? - esclamò Betty con la voce stridula,

- Già, nella tasca della giacca. La teneva nascosta, ma non si può non notare una rivoltella grossa come quella. - Si allungò, sul bancone del bar e guardò Betty diritto negli occhi. - Che gli sta succedendo, si­gnorina Orazi? Non si è mai comportato così.

- Ha un sacco di guai.

- E quella bionda, fa parte dei suoi guai? Beve come una spugna, ma non dovrebbe far bere Nick.

- Conoscete quella donna, Mar­co?

- No, ma per me è sinonimo di guai. Non so cosa creda di ricavar­ci, Nick.

Betty si avviò verso l'uscita, poi ai voltò ancora, verso Marco.

- Perché non gli avete portato via la rivoltella?

- Non mi piace giocare con quegli arnesi, signorina. Non è il mio compilo.

Uscimmo e raggiungemmo la due posti di Betty al parcheggio. Il Club era situato sul litorale di Fiumicino e mi arrivò una zaffata di odore salmastro: era un odore aspro e triste che mi ricordò il luogo do­ve avavo trovato Sandro Pesce

In silenzio ci dirigemmo verso l’Holiday Inn. Il giovanotto dell’ufficio si ricordò di me.

- Siete appena in tempo, se volete vedere la signora Grazioli. Sta giusto partendo.

- Vi ha detto il motivo?

- Credo che abbia avuto cattive notizie e deve trattarsi di una cosa seria, perché non ha nemmeno fiatato quando le ho detto che avrei dovuto addebitarle una giornata ex­tra. Di solito trova sempre da dire su tutto.

Ripercorsi il corridoio e bussai alla suite.

Claudia Grazioli chiamò dalla camera da letto.

- I miei bagagli sono pronti, se li volete portar fuori.

Attraversai il salotto e andai in camera da letto. La donna era se­duta al tavolino da toeletta e si sta­va mettendo il rossetto alle labbra con gesti piuttosto bruschi.

I nostri sguardi si incontrarono nello specchio. Finì l'operazione ros­setto, si alzò e cominciò a riordinare i suoi attrezzi.

- Hanno mandato voi per i ba­gagli?

- No, ma sarò ben lieto di fa­vorirvi. - Sollevai la parure di va­ligie blu. Erano abbastanza legge­re.

- Mettetele giù - disse. - Si può sapere chi siete?

Era piena di paura per tutti e per tutto, ma così piena che riuscì a co­municarne un po' anche a me. La sua enorme bocca rossa mi spaventò.

- Ho chiesto di voi in ufficio e mi hanno detto che non hanno mai avuto un poliziotto. E allora cosa fate qui?

- Per il momento sto cercando Nicholas Mori ed è inutile girare attorno all'ostacolo. Sapete meglio di me che si trova in un terribile stato emotivo.

- Certo che lo è - rispose, co­me se fosse felice di avere qualcuno con cui sfogarsi. - Parlava di suici­dio. Credevo che un paio di bicchie­rini gli avrebbero fatto bene. Invece non hanno fatto altro che peggiora­re la situazione.

- Dov'è ora?

- Gli ho fatto promettere di an­dare a casa a dormire.

- A casa sua o nel suo apparta­mento?

- Credo nel suo appartamen­to.

- Siete piuttosto vaga, signora Grazioli.

- Cerco di esserlo. Procura me­no fastidi - rispose con una smor­fia.

- Come mai vi interessate tanto a Nicholas?

- Sono affari miei. Non ammet­to queste interferenze.

La sua voce si alzò, colma di ira; ma c'era anche una nota di paura.

- Perché siete così spaventata, signora Grazioli?

- Ieri notte hanno fatto fuori Sandro Pesce. Dovreste saperlo.

- E voi, come mai lo sapete?

- Me lo ha detto Nick. Vorrei non aver mai tirato in ballo queste cose.

- Ha ucciso lui Sandro?

- Non credo che se ne renda conto... questo dimostra quanto sia fuori di sé. E io non voglio stare qui ad aspettare che diventi consapevo­le...

- Dove state andando? - Non volle dirmelo.

Tornai da Betty e le riferii parte di quello che avevo appreso. Deci­demmo di andare all'Università, cia­scuno con la propria macchina. La mia era dove doveva essere, di fron­te al «Riviera Motel». Cercai di star dietro a Betty, ma andava trop­po veloce per me. Quando arrivai al parcheggio, Betty mi stava aspettando.

Corse verso di me.

- È qui. Per lo meno, c'è la sua macchina.

Mi indicò una macchina sporti­va blu accanto alla sua. Toccai il cofano: il motore era ancora caldo. La chiave era nell'accensione.

- Tu aspetta qui - dissi a Bet­ty.

- No. Se lui farà qualche gua­io... voglio dire che se ci sarò an­che io non lo farà.

- Giusto.

Salimmo. Betty bussò alla porta e chiamò Nick.

- Sono Betty.

Vi fu un lungo silenzio. Betty bus­sò di nuovo. Di colpo la porta si spalancò. Betty fece involontariamente un passo verso l'interno e an­dò a sbattere il viso contro il petto di Nick. Con una mano Nick la trattenne e con l'altra puntò verso di me, verso il mio stomaco, una pe­sante rivoltella.

Non vedevo i suoi occhi, nascosti da un paio di occhiali da sole. Il suo viso, comunque, era molto pallido, i capelli spettinati. La camicia bian­ca che indossava era molto sporca. Il mio cervello registrò queste cose come se fossero la mia ultima visio­ne del mondo; ma provai più risen­timento che paura. Non volevo mo­rire così stupidamente e per mano di un nevrotico ragazzo che nemme­no conoscevo.

- Molla la rivoltella - dissi au­tomaticamente.

- Non ricevo ordini da voi !

- Andiamo, Nick - intervenne Betty, e gli si fece più vicino, cer­cando di distrarlo.

Il braccio destro della ragazza scivolò attorno alla vi­ta di Nick. Il braccio sinistro si al­zò come se volesse avvolgersi attor­no al suo collo; invece, di colpo, si chinò e piegò la mano che impugna­va la pistola. Ora la rivoltella era puntata sul pavimento. Gliela strap­pai di mano.

- Maledetta! - gridò Nick. - Maledetti tutti e due!

Una coppia di ragazzi uscì sul pianerottolo dall'appartamento ac­canto.

- Che succede? - chiesero.

Nick si liberò di Betty e cercò di colpirmi in viso. Mi scansai e il suo pugno colpì il vuoto. Abbassai la te­sta ed entrai di forza nell'appartamento. Betty chiuse la porta e vi si appoggiò contro. Era rossa in viso e respirava a fatica.

Nick venne di nuovo verso di me. Schivai ancora i suoi pugni e lo col­pii forte al plesso solare. Crollò a terra. Feci girare il tamburo della sua rivoltella. Mancava un colpo. Era una Colt 45. Sul mio taccuino ne annotai il numero.

Betty si mise tra noi due.

- Non dovevate fargli male! - mi rimproverò.

- Dovevo, ma si riprenderà pre­sto.

Si inginocchiò accanto a lui e gli carezzò il viso. Lui rotolò lontano da lei. Il suo respiro stava tornando normale. Finalmente si mise a sede­re, con la schiena appoggiata al di­vano.

Mi inginocchiai accanto a lui e gli mostrai la rivoltella.

- Dove l'hai presa, Nick?

- Non sono obbligato a rispon­dere. Non potete indurmi a incri­minarmi da solo.

La sua voce aveva un tono stra­no, inumano, come se fosse registra­ta. Gli occhi erano sempre nascosti dagli occhiali.

- Non sono un poliziotto, Nick, se è questo che pensi.

- Me ne frego di chi siete.

- Sono un detective privato - tentai di nuovo - e sono dalla tua parte. Ma ancora però non so bene quale sia la tua parte. Vuoi parlar­mene?

Scosse il capo come un bambino che fa i capricci, muovendolo rapi­damente da una parte e dall'altra.

- Per favore, Nick non fare co­sì. Ti spaccherai l'osso del collo - piagnucolò Betty.

Gli accarezzò i capelli e lui rima­se perfettamente immobile.

- Lascia che ti guardi - disse ancora Betty. Gli tolse gli occhiali. Lui cercò di riafferrarli, ma non ci riuscì. Gli occhi del ragazzo erano vuoti e febbricitanti, con una espres­sione in cui si alternavano ansietà e aggressività. Se li coprì con le ma­ni e sbirciò attraverso le dita.

- Nick, non fare così! - Betty era di nuovo inginocchiata accanto a lui. - Che cosa è successo? Nick, per carità, dimmi cosa è successo?

- No. Tu non devi amarmi più.

- Nulla può impedirmi di amar­ti.

- Anche se io avessi ucciso qual­cuno?

- Hai ucciso qualcuno? - in­tervenni io.

Annuì lentamente e nascose la faccia.

- Con questa rivoltella?

Annuì ancora.

- Non è in condizione di parla­re - disse Betty. - Non dovete forzarlo,

- Credo che voglia togliersi il peso dallo stomaco. Perché, secondo te, ti ha telefonato dal Club?

- Per dirmi addio.

- È meglio parlare un po' che dire addio. Vero, Nick?

- Non so. Non so fino a quan­do potrò sopportarlo.

Mi rivolsi ancora a Nick.

- Dove hai preso la rivoltella?

- Era nella sua macchina.

- La macchina di Sandro Pesce?

- Sì. - Si tolse finalmente le mani dal viso. I suoi occhi erano pieni di paura.

- Gli hai sparato quando era sulla macchina?

Il suo viso era quello di un bam­bino che sta per scoppiare in pian­to.

- Non ricordo. - Si colpì più volte la fronte con il pugno.

- Lo state tormentando - in­tervenne ancora Betty. - Non ve­dete che sta male?

- Piantala di fare la mamma. Ne ha già una.

Nick sollevò bruscamente il viso.

- Non dovete dir niente a mia madre e a mio padre. Papà mi uc­ciderebbe.

Non feci promesse. I suoi genito­ri dovevano pur esserne informati.

- Nick, raccontami come è av­venuto.

- Sì, ora ricordo. Siamo andati sul lungomare di Fiumicino dalla parte del faro. Qualcuno aveva la­sciato acceso una brace sulla spiaggia e noi ci sia­mo seduti. Lui voleva che io faces­si una brutta cosa. - La sua voce ora era molto infantile. - Allora ho preso la sua rivoltella e gli ho sparato.

Cominciò a singhiozzare e a pia­gnucolare ma senza lacrime. Era uno spettacolo penoso.

Betty lo abbracciò.

- Ha già avuto dei collassi ner­vosi, vero?

- Sì, ma mai così.

- Era stato ricoverato o curato in casa?

- In casa. - Si rivolse a Nick. - Vuoi venire a casa con me?

Nick rispose qualcosa che avreb­be potuto essere un sì. Chiamai ca­sa Mori e rispose Emilie. Chiesi della signora Mori.

- Sono Alfonsi - dissi alla si­gnora - e mi trovo con vostro fi­glio nel suo appartamento. Non sta molto bene e ora lo accompagno a casa.

- È ferito?

- È depresso e parla di suicidio.

- Chiamo subito il suo psichia­tra, il dottor Sandri.

- C'è vostro marito?

- È in giardino. Volete parlargli?

- Non è necessario, ma sarà me­glio che lo prepariate.

- Siete in grado di controllare Nick?

- Credo di sì. C'è anche Betty Orazi con me.

Prima di uscire telefonai al Commissariato dove avevo prestato servizio anni fa. Diedi il numero della ri­voltella al mio ex collega Roberto Spina. Dis­se che avrebbe cercato di risalire al proprietario. Prima di ripartire, na­scosi la rivoltella nel baule della mia macchina, dentro una valigetta.

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