SEI
- Sono il commissario La Torre. Ho saputo che date del filo da torcere ai miei ragazzi.
- Pensavo che fosse il contrario.
- I suoi occhi esaminarono il mio viso.
- Non ne portate i segni.
- Ho diritto all'assistenza di un avvocato.
- E noi abbiamo diritto alla vostra collaborazione. Provate a ostacolarci e vi troverete a gambe all'aria senza licenza.
- A proposito, ridatemela.
Per tutta risposta, si tolse di tasca una busta e l'aprì. Tra le altre cose conteneva un'istantanea, o un pezzo di un'istantanea, che La Torre mi porse.
Era la fotografia di un uomo sui quarant'anni. Aveva i capelli biondi, occhi impudenti e la bocca storta. Sembrava un poeta che avendo perduto la propria vocazione fosse stato costretto ad adattarsi a più umili mestieri.
Questa fotografia era stata ritagliata da una fotografia più grande, che rappresentava un gruppo di persone. Lateralmente era visibile un lembo di abito femminile. La fotografia era stata ingrandita per lo meno vent'anni prima.
- Lo conoscete? - chiese La Torre
- No.
Si chinò verso di me. Il suo viso sfregiato era il minaccioso simbolo di come avrebbe potuto diventare il mio.
- Ne siete proprio sicuro?
- Sicurissimo.
Non valeva la pena che io dicessi come, secondo me, quella era la fotografia che Claudia Grazioli aveva dato ad Pesce e che l'uomo in essa raffigurato era probabilmente il padre di Claudia.
- Avanti, Alfonsi. Aiutateci. Perché Sandro Pesce si portava appresso questa foto?
- Non lo so.
- Dovete pur avere qualche idea in proposito. Perché vi interessavate di Harrow?
- Devo parlare con l'avvocato Orazi. Dopo, forse, potrò dirvi qualcosa di più.
La Torre si alzò e uscì dalla stanza. Tornò dieci minuti dopo accompagnato da Orazi. L'avvocato mi guardò preoccupato.
- So che siete qui già da un po', Alfonsi. Avreste dovuto mettervi in contatto con me prima. — Si voltò verso La Torre. - - Vorrei parlare da solo col signor Alfonsi. L'ho assunto in veste del tutto privata.
- La Torre si ritirò. Orazi si sedette.
- Prima di tutto, perché vi stanno trattenendo?
- Un presunto assicuratore di Firenze, di nome Sandro Pesce, è stato ucciso ieri notte. La Torre sa che io stavo seguendo Pesce. Però non sa che Pesce è una delle molte persone implicate nel furto della scatola d'oro.
Orazi era sbalordito.
- Avete già scoperto tutto questo?
- Non è stato difficile. Questo è il furto più cretino della storia. La donna che ora è in possesso della scatola la tiene in piena vista.
- Chi è?
- Il suo nome da sposata è Claudia Grazioli. Chi sia realmente, è un altro problema. Pare che sia stato Nicholas a rubare la scatola e a consegnarla a Claudia. Ecco perché non posso parlare liberamente né con La Torre né con nessun altro.
- Certo che non potete. Siete sicuro di tutto questo?
- Be', le delusioni sono sempre possibili. - Mi alzai. - Non potremmo continuare a parlare fuori di qui?
- Certo. Aspettate un attimo.
Orazi uscì e chiuse l'uscio dietro dì sé. Tornò poco dopo sorridendo e mi porse la mia licenza.
- Siete libero. In fondo, La Torre è un uomo ragionevole.
Lungo lo stretto corridoio che portava al parcheggio, raccolsi gli sguardi di sfida di La Torre e dei suoi ispettori. Mi salutarono con cenni del capo, con troppa insistenza perché potessi essere del tutto tranquillo.
Mentre tornavamo in città sulla sua Alfa raccontai a Orazi tutto quello che era successo. Voltò verso Via Dandolo.
- Dove mi portate? - chiesi.
- A casa mia. Avete fatto colpo su Betty e ora vuole chiedervi un consiglio.
- A che proposito?
- Qualcosa che riguarda Nicholas, senz'altro. È il suo unico pensiero. - Tacque un attimo. - Betty crede che io sia prevenuto verso di lui. Non è così. Vorrei soltanto che lei non facesse degli errori inutili. È la mia unica figlia.
- Ha venticinque anni.
- Ma non è ancora matura, per la sua età. È ancora molto giovane, molto vulnerabile.
- Apparentemente, credo. A me è parsa una giovane piena di risorse.
Orazi mi guardò piacevolmente sorpreso.
- Mi fa piacere che la pensiate così. L'ho cresciuta io e non è stato un problema da poco. Mia moglie morì quando Betty aveva pochi mesi.
- Betty mi ha detto che sua madre fu uccisa da un pirata della strada.
- È vero. - La voce di Orazi era debolissima.
- Non è mai stato trovato il responsabile ?
- No. La polizia stradale trovò, la macchina vicino a Firenze, ma era una macchina rubata. Lo strano è che questi individui avevano, anche tentato una rapina in casa Mori. Mia moglie probabilmente vide qualcosa, forse lì vide entrare in casa, loro se ne accorsero e, spaventati, la investirono mentre tentavano di scappare.
Mi lanciò uno sguardo che bloccava qualsiasi altra domanda. Guidò in silenzio per il resto del tragitto fino a casa sua, che come ho detto era proprio di fronte a quella dei Mori. Accostò al marciapiede, mi fece scendere, disse che aveva un cliente che l'aspettava e se ne andò.
L'architettura di Via Dandolo era tradizionale ma eclettica. La villa di Orazi era di stile coloniale, con le persiane e le porte verdi. Suonai all'ingresso. Mi aprì una donna in una cupa uniforme da governante e il suo sorriso si ammorbidì quando le dissi chi ero.
- La signorina Orazi vi sta aspettando. - Mi condusse su per una scala a chiocciola e aprì un uscio. - C'è il signor Alfonsi.
- Grazie, signora Gui.
- Devo portarti qualcosa, cara?
- No, grazie.
Betty non comparve finché la signora Gui non se ne fu andata e quando la vidi capii perché. Era pallidissima, con gli occhi gonfi. Sembrava un animale ferito che aspettasse da un momento all'altro dì essere ferito ancora.
Mi fece entrare e chiuse l'uscio. Mi trovai nel tipico studio di una ragazza, con tanti libri, stampe e tende a fiori. Restò in piedi, dando le spalle alla finestra e mi guardò.
- Ho avuto notizie di Nicholas - disse, indicando il telefono. - Non direte nulla a mio padre, vero?
- Lui sospetta già, Betty.
- Ma mi promettete di non dirgli più niente?
- Non ti fidi di tuo padre?
- Per tutto il resto, sì. Ma non dovete riferirgli quello che ora vi dirò.
- Farò del mio meglio, non posso promettere di più. Nicholas è nei guai?
- Sì. - Sollevò la testa. - Temo che intenda uccidersi. E se lui fa questo, anch'io non voglio più vivere.
- Ti ha detto perché?
- Perché ha fatto qualcosa di terribile.
- Come uccidere un uomo?
Mi guardò con lo sguardo acceso e pieno di antipatia.
- Come potete dire una cosa del genere?
- Sandro Pesce è stato ucciso sulla spiaggia, ieri notte. Nicholas lo ha per caso nominato?
- No.
- E che cosa ti ha detto?
Non rispose subito. Cercava di ricordare. Poi cominciò a recitare lentamente.
- Che lui non meritava di vivere. Che doveva abbandonarmi, abbandonare i suoi genitori perché non avrebbe più potuto guardarli in faccia. Poi mi ha detto addio... un addio veramente definitivo... - Un singhiozzo le spezzò la voce.
- Quando ha telefonato?
Guardò l'orologio.
- Circa un'ora fa, e già mi sembra che sia passato un secolo.
Da una mensola appesa alla parete prese una fotografia incorniciata. Le andai vicino e guardai al di sopra delle sue spalle. Era una copia ingrandita della fotografia che avevo in tasca, da me trovata nel ripostiglio della camera d'albergo di Pesce. Solo ora, però, notai che nonostante il sorriso, gli occhi del giovanotto erano molto tristi.
- È Nicholas, vero?
- Sì.
Rimise la fotografia sulla mensola, con un gesto lento, come se stesse compiendo un rito, e andò alla finestra. La seguii. Stava guardando la casa dei Mori.
- Non so cosa fare - disse.
- Dobbiamo trovarlo. Ti ha detto da dove chiamava?
- No.
- Non ricordi niente altro?
- No.
- Ti ha detto come intendeva uccidersi?
- Questa volta - mormorò - non l'ha detto.
- Vuoi dire che ha già fatto questa scena altre volte?
- No, non è così. Non dovete parlare in questo modo. Nicholas è un ragazzo serio.
- Anch'io lo sono. — Ero furibondo con Nicholas per quello che aveva fatto e che stava facendo a Betty.
- Quando è depresso parla spesso di suicidio. Non che avesse mai minacciato di farlo, parlava dei vari modi e mezzi. Non mi ha mai nascosto nulla.
- Forse comincia adesso.
- Parlate come papà. Siete entrambi prevenuti contro di lui.
- II suicidio è un'arma molto crudele, Betty.
- Ma se si è innamorati della persona... Un uomo depresso non può fare a meno di provare certi sentimenti.
- Non volevo discutere oltre.
- Stavi dicendomi come Nicholas pensava di suicidarsi.
- Non ha mai avuto un piano preciso. Semplicemente ne parlava. Diceva che la rivoltella è troppo sporca, le pillole non sono sicure. Il modo più pulito sarebbe stato quello di affogare in alto mare. Ma il pensiero che veramente lo dominava, mi ha detto, era la corda,
- Impiccagione?
- Sì, mi ha confessato che pensava di impiccarsi fin da quando era un ragazzino.
- E dov'è andato a prendere una simile idea?
- Non lo so. Suo nonno era giudice del Tribunale Speciale durante in ventennio e era un po' considerato come il «giudice impiccatore»... che amava mandare la gente in galera a tutti i costi. E molti di questi, accusati ingiustamente, si erano impiccati. Forse in questo ha influenzato Nicholas in senso negativo. Abbiamo letto cose anche più strane nella storia.
- Nicholas ti ha mai parlato di questo nonno?
Annuì,
- E di suicidio?
- Molte volte.
- Un bel modo di fare la corte a una ragazza!
- Io non mi lamento. Amo Nicholas e devo aiutarlo.
Cominciavo a capire quella ragazza e più la capivo più mi piaceva. Aveva una disponibilità nei confronti del prossimo che avevo già notato altre volte nelle figlie di vedovi.
- Prova a ripensare a questa telefonata. Proprio non ti ha dato il minimo indizio di dove potesse essere?
- Non ricordo.
- Ripensaci. Vai a sederti accanto al telefono.
Obbedì e si sedette su una sedia accanto al tavolino del telefono.
- Sentivo dei rumori - disse dopo un po’.
- Che tipo di rumori?
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