lunedì 8 settembre 2008

DICIANNOVE

Camminammo lungo la strada sterrata fino alla strada asfaltata. Quando vide la mia macchina Franchi si bloccò.
- Mettetevi in testa, Roberto, che io non voglio voi. Voglio solo le vostre informazioni.
- E io cosa ne ricaverò?
- Quello che volete. - Rispose subito e con ardore, come un uomo che fosse stato sempre defraudato dei suoi diritti. - Almeno per una volta nella mia vita voglio uno scambio leale. E abbastanza denaro per vivere. Come può un uomo evitare di fare cose contro la legge, se non ha denaro per campare?
Era un ottimo argomento.
- Se io avessi avuto quello che mi spettava - continuò - sarei ricco. Non avrei dovuto campare solo di «panini».
- State alludendo al denaro di Enrico Mieli?
- Non è denaro di Mieli. Quei soldi saranno di chi li troverà - e il denaro aspetta solo di essere arraffato.
- Dov'è?
- In questa zona - fece un ampio gesto che comprendeva la zona dal letto del torrente ai campi. - Sono vent'anni che studio questi posti, li conosco come il palmo della mia mano. Ora ho solo bisogno di fortuna, perché io sono l'erede legale di Enrico Mieli.
- Come mai?
- Abbiamo fatto un patto. Lui aveva interesse per una mia parente - probabilmente alludeva alla figlia. - E così abbiamo combinato l'affare.
Il pensiero del denaro gli sollevò lo spirito. Entrò nella mia macchina senza protestare e scaricò lo zaino sul sedile posteriore.
- Dove andiamo? - domandò.
- Potremmo benissimo rimanere dove siamo.
- E poi?
- Ognuno se ne andrà per la sua strada.
Mi guardò, indeciso se credermi o no.
- Mi state ingannando.
- Aspettate e vedrete. Cominciamo subito con una domanda. Perché siete andato a casa di Claudia Grazioli, oggi?
- Per portarle dei pomodori.
- Perché avete forzato la serratura?
- Pensavo che stesse dormendo. Ha un sonno molto pesante, quando ha bevuto. Non sapevo che fosse morta, amico. Volevo parlarle.
- Di Sandro Pesce?
- Anche. Sapevo che i poliziotti l'avrebbero interrogata. II fatto è che sono stato io a presentarle Sandro e volevo che Claudia non facesse il mio nome con la polizia.
- Perché eravate già stato sospettato di aver ucciso Mieli?
- Anche. Sapevo che avrebbero riaperto quel vecchio caso. Se fosse saltato fuori il mio nome, quelli avrebbero trovato il nesso con il caso Mieli e io mi sarei trovato di nuovo al fresco. Accidenti, il mio legame con Mieli risale a trent'anni fa.
- Per questo non avete identificato il suo corpo.
- Esatto.
- E avete lasciato che Claudia continuasse a pensare che suo padre fosse vivo e che continuasse a cercarlo.
- Le faceva bene. Non ha mai saputo come è morto.
- Chi lo ha ucciso?
- Non lo so, lo giuro, so solo che non sono stato io.
- Avete parlato di un rapimento.
- E’ vero. Ecco perché io e lui ci siamo divisi. Io ammetto di essere stato un ladro, ai miei tempi, ma non ho mai fatto colpi grossi. Quando lui cominciò a organizzare il ratto, io me la filai. - Si fermò un attimo a pensare. - Fu nel '64. Quando tornò dalla Spagna, non era più lo stesso uomo. Credo che fosse diventato un po' pazzo, laggiù.
- E rapì Nicholas Mori?
- Era proprio a lui che pensava, ma io il ragazzo non l'ho mai visto. Ero già lontano quando accadde il fatto. E i giornali non ne parlarono. Credo che siano stati i genitori a far star zitta la stampa.
- Che necessità poteva avere un uomo con tanti soldi di rapire un bambino?
- Non chiedetelo a me. Mieli a volte diceva di avere quei soldi, a volte lo negava,. Un'altra volta invece mi disse che li aveva avuti e poi perduti. Mi raccontò anche che glieli avevano rubati. Un'altra storia fantastica era quella sul signor Raffi. Il signor Raffi era il presidente della banca per la quale Enrico lavorava; bene, Enrico mi disse che Raffi stesso aveva rubato i soldi e poi aveva incolpato lui.
- Potrebbe essere vero?
- Non vedo come. Il signor Raffi non avrebbe mandato in rovina la sua stessa banca. Da allora è rimasto senza un soldo. Questo lo so di sicuro, perché c'è una mia parente che lavora per lui.
- La vostra ex-moglie.
- Non perdete tempo, voi! - esclamò sorpreso. - Le avete parlato?
- Un po'.
Si chinò verso di me, molto interessato.
- Che cosa vi ha detto di me?
- Non abbiamo parlato dì voi.
Franchi sembrò deluso, come se gli avessi tolto qualcosa.
- La vedo ogni tanto. Non le porto rancore, anche se ha divorziato da me quando ero in galera. Ero abbastanza contento di dividermi, in fondo - aggiunse con aria afflitta.
- Lei è un sangue misto, probabilmente l'avete notato, e feriva il mio orgoglio essere sposato con lei.
- Stavamo parlando di quel denaro. Voi dunque siete certo che l'avesse Mieli.
- So che fu lui a rubarlo. Ma dì certo l'aveva quando venne a vivere allo Stabilimento Carmen, poco dopo il furto.
- Lo avete visto, voi, il denaro?
- No, ma conosco qualcuno che l'ha visto.
- Vostra figlia?
- No, e per favore lasciamo stare mia figlia, ora si è sistemata.
- Dov'è?
- In Spagna. Andò in Spagna con lui, ma non tornò più indietro. - La sua risposta mi sembrò un po' troppo disinvolta e mi chiesi se fosse sincero.
- E Mieli, perché è tornato?
- Be', secondo me, aveva sempre pensato di farlo. Aveva seppellito il denaro qui, nella zona vicino al porto, me lo disse più di una volta. Mi offrì una parte di quel denaro se mi fossi messo con lui e l'avessi mantenuto, ma, come ho detto, quando tornò dalla Spagna non era in gran forma e aveva bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lui.
- E voi l'avete fatto?
- Sì. Gli dovevo qualcosa. Un tempo era stato un galantuomo. Quando io andai nei guai per la prima volta, dopo mi assunse come giardiniere a casa sua. Era un luogo stupendo. Gli facevo crescere delle rose grosse come dalie. È terribile quando un uomo come quello finisce impiombato sulla spiaggia.
- Eravate con Mieli, nel 1964?
- Sì, ma fu prima che lui cominciasse a parlare del rapimento del bambino. Non mi sarei mai associato in una simile impresa; perciò in fretta e furia lasciai la città. Non volli nulla...
- Non l'avete per caso fatto fuori, prima di partire?
Mi guardò sconcertato.
- No, signore. Non mi conoscete molto bene. Io non sono un violento. La mia specialità è star fuori dai guai, fuori di galera.
- Per cosa andavate in galera?
- Furto d'auto. Entravo e uscivo, ma non ho mai posseduto una rivoltella.
- Forse è stato qualcun altro a uccidere Mieli e voi avete bruciato le sue impronte.
- È pazzesco. Perché avrei dovuto farlo?
- Per non farlo riconoscere. Attraverso lui la polizia avrebbe potuto arrivare fino a voi. Diciamo che voi avete preso i soldi del riscatto al suo posto.
- Quale riscatto? Non li ho mai visti, io, questi soldi. Ero già qui, quando lui prese il ragazzo.
- Enrico era uno che molestava i bambini?
Franchi guardò di sbieco.
- Può darsi. Ha sempre amato i ragazzi e più diventava vecchio più gli piacevano giovani. Il sesso è sempre stato la sua rovina.
Gli credevo sì e no. Il suo cervello era come una pozza di acqua fangosa sempre agitata da paure, fantasie e avidità. Era diventato vecchio con la disperata speranza di far denaro e ora voleva soltanto diventare qualsiasi cosa questa speranza potesse suggerirgli.
- Dove avete intenzione di andare ora, Roberto? Vi imbarcherete e ritornerete In Spagna?
Non rispose subito; guardò fuori dal finestrino verso i campi, verso il sole.
- Preferirei non dirvelo, signore, dove vado. Mi metterò io in contatto con voi, se avrete bisogno di me. Ma non cercate di fare il furbo. Mi avete visto in casa della signora Claudia, ma questo significa che c'eravate anche voi. Quindi siamo nella stessa barca.
- Non precisamente. Ma io non ho intenzione di agire contro di voi, a meno che non me ne offriate qual che motivo particolare.
- Non lo scoprirete. Sono pulito e voi siete un uomo onesto. Che ne direste di un po' di soldini per il viaggio?
Gli diedi un po’ di denaro che mi era rimasto, il mio nome e indirizzo e sembrò soddisfatto. Uscì dalla macchina, si ricaricò lo zaino sulle spalle e aspettò che partissi.
Tornai allo Stabilimento Carmen e trovai la signora Pera che stava facendo le pulizie nella cabina abbandonata da Franchi. Quando comparvi sulla soglia, la donna mi guardò, piacevolmente sorpresa.
- Non credevo che sareste tornato. Non l'avete trovato?
- Sì, invece, e abbiamo fatto una lunga conversazione.
- Roberto è un gran chiacchierone.
Tergiversava, perché non osava chiedermi il resto dei soldi che le avevo promesso. Le diedi l’altra banconota.
- Vi ringrazio molto, questo denaro mi serviva proprio.
- Volete darmi ancora qualche informazione, signora Pera?
- Credo di avervi detto tutto, tranne la mia età.
Sedette sul materasso del letto, che cigolò e cedette sotto il suo peso. Io presi l'unica sedia che c'era in quella stanza.
- Cosa volete sapere? - domandò.
- Quanto tempo è stato qui, Franchi?
- Praticamente da sempre, ma non stabile. Andava e veniva. Quando era proprio senza un soldo, andava a fare dei lavori, come fattorino, o giardiniere. Una volta era questo il suo mestiere.
- Me lo ha detto. Ha lavorato anche per un certo Mieli. Ve ne ha mai parlato?
La mia domanda la mise in crisi. Abbassò lo sguardo e cominciò a tormentarsi la camicetta.
- Volete proprio che vi dica come stanno le cose?
- Per piacere.
- Non mi pare bello. Il guaio in queste faccende è che per denaro si fanno cose che non ci si sognerebbe di fare altrimenti. Ma non c'è nulla che la gente non farebbe per denaro.
- Lo so. Dove volete arrivare, Laura?
- Enrico Mieli stava qui con la sua ragazza, che era la figlia di Roberto. Per questo Franchi poi capitò qui. - Disse tutto con molta fretta, come per accorciare la durata del suo senso di colpa.
- Quando?
- Fatemi pensare. Fu poco prima della storia dei quel denaro, quando Mieli parti per la Spagna. Non ho buona memoria per le date ...
La riportai all'argomento principale.
- Che cosa accadde quando Franchi arrivò qui?
- Non molto. Un sacco di discussioni ad alta voce, e non si poteva fare a meno di sentire. Roberto voleva essere pagato per... l'affitto della figlia. Ha una testa fatta così.
- Che genere di ragazza era la figlia?
- Bella creatura. Bruna, dolcissima. È difficile rendersi conto di come una ragazza di quella sorta potesse andare con un uomo che aveva il doppio della sua età. Ma credo che anche lei cercasse i soldi.
- Ma voi avete detto che era prima della faccenda soldi.
- Certo, ma Mieli aveva già in testa il modo di procurarseli.
- Come lo sapete, signora Pera?
- Lo disse la polizia. Questo posto era pieno di poliziotti, la settimana dopo che Mieli scappò. Dicevano che aveva preparato il piano almeno da un anno. Aveva scelto questo luogo per il balzo finale in Spagna.
- Come ha fatto?
- Non l'hanno mai scoperto. O clandestinamente su una nave oppure per la via regolare sotto falso nome. Alcuni poliziotti pensavano che avesse lasciato il denaro in Italia. Ecco come nacque l'idea di Roberto.
- Che ne è stato della ragazza?
- Nessuno lo sa.
- Nemmeno suo padre?
- No. Roberto, poi, non è il tipo di padre con cui una ragazza si tiene in contatto. E anche la moglie la pensa così. Divorziò da lui quando era in prigione, e lui, una volta uscito, venne a vivere qui. E da allora saltuariamente c'è sempre stato.
Rimase in silenzio. Un raggio di sole entrava dalla finestra e si allungava sensibilmente.
- Credete che Roberto tornerà? - mi domandò infine.
- Non lo so, signora Pera.
- Io quasi lo spero. Non si è procurato molte simpatie, ma dopo tanti anni una donna si abitua a vedere sempre lo stesso uomo. Non importa che tipo di uomo sia.
- E per di più, lui era il vostro penultimo inquilino.
- Come lo sapete?
- Me lo avete detto voi.
- Già. Venderei subito questo posto, se trovassi un compratore.
Mi alzai e mi avviai fuori. - Chi era il vostro ultimo inquilino?
- Uno che non conoscete.
- Proviamo.
- Un tale di nome Sandro Pesce. Non lo vedo da una settimana. Si era messo anche lui in una delle vane imprese di Roberto.
Le mostrai la fotografia di Nick.
- Signora Pera, Franchi ha dato questa fotografia ad Pesce?
- Forse. Ricordo che Roberto mi mostrò questa fotografia, voleva sapere se mi ricordava qualcuno.
- E allora?
- No. Non ho buona memoria per i visi.

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