VENTISETTE
II rumore, di un'automobile sotto la finestra mi distolse dai miei pensieri. Era la Rolls-Royce di Mori, il quale scese e si diresse con passo incerto verso casa.
- Hai messo anche me nelle condizioni di farlo - dissi a Betty.
- Fare cosa?
- Spiare casa Mori. Non è che siano poi tanto interessanti.
- Forse no, ma sono tipi fatti a modo loro, il genere di gente che attira l'interesse degli altri.
- E perché loro non si interessano a noi?
Capì perfettamente. .
- Perché loro sono molto più interessati a loro stessi. Non potrebbero preoccuparsi di noi. - Sorrise, ma senza allegria. - Bene, ho capito il messaggio. Devo occuparmi più di me stessa.
- O di qualcos'altro. Quali sono i tuoi interessi?
- La storia. Mi hanno offerto una borsa di studio all'estero, ma credevo di essere necessaria qui.
- Per fare carriera come guardiana?
- Signor Alfonsi, io vi ho seguito perfettamente, ma ora non esagerate.
Me ne andai. Nascosi le lettere nel baule della mia macchina e attraversai la strada per andare da Mori. Stavo soltanto ora reagendo al fatto della morte della madre di Betty, che mi sembrò per la prima volta parte integrante del caso. Se Mori fosse stato ben disposto, avrebbe potuto aiutarmi a capire molte cose.
Venne ad aprire lui stesso. Aveva lo sguardo preoccupato e stanco e il suo viso sembrava ancora più scarno del solito.
- Non mi aspettavo di vedervi, signor Alfonsi - osservò con tono neutro e formale. - Mi sembrava di aver capito che mia moglie avesse troncato certe relazioni diplomatiche.
- Spero che comunque si possa ancora parlare. Come sta Nick?
- Bene. Mia moglie e io vi siamo sempre grati, questo non dovete dimenticarlo. Sfortunatamente, voi vi siete trovato nel mezzo di una controversia tra Sabdri e Orazi. Loro due non possono andare d'accordo, e date le circostanze noi dobbiamo stare dalla parte del medico.
- Un medico che si sta assumendo una grossa responsabilità.
- Può darsi. Ma non è affar vostro. - Mori stava diventando un po' tagliente. - E spero che non siate venuto qui per discutere il dottor Sandri. In una situazione come questa, un uomo deve appoggiarsi a qualcuno. Non siamo delle isole e non possiamo sopportare da soli tutto il peso di certe situazioni.
Era irritato e addolorato nello stesso tempo. La cosa mi infastidì.
- Sono d'accordo con voi, signor Mori. Proprio per questo sono disposto ad aiutarvi ancora, se posso.
Mi guardò con sospetto.
- In. che senso?
- Sto arrivando alla sostanza dì tutta la storia. Credo che tutto sia cominciato ancora prima che Nick nascesse, e questo lo rende per buona parte innocente. Non posso promettervi di tirarlo fuori completamente, ma spero di riuscire a provare che Nick è una vittima, un capro espiatorio.
- Non credo di capirvi bene, ma venite dentro.
Mi portò nello studio, dove aveva avuto inizio la storia. Mi sentii a disagio, come se mi mancasse il fiato, e come se tutto quello che era successo in quella camera fosse ancora presente, e ci togliesse spazio e aria. Forse Mori, con tutta la storia della sua famiglia alle spalle, doveva sempre sentirsi così.
- Gradite qualcosa da bere?
- No, grazie.
- Allora non berrò nemmeno io. - Si sedette sulla sedia girevole dietro la scrivania. - Volevate espormi un resoconto della situazione, se non sbaglio.
- Tenterò, col vostro aiuto, signor Mori.
- E come potrei aiutarvi? Gli eventi sono andati molto al di là della mia persona. - Fece un gesto d'impotenza.
- Con la vostra indulgenza e sopportazione, allora. Ho appena parlato con Elisabetta Orazi della morte di sua madre.
- Fu un tragico incidente.
- Forse fu qualcosa di più di un incidente. La signora Orazi era molto amica di vostra madre, vero?
- Infatti. La signora Orazi fu straordinariamente gentile con mia madre, nei suoi ultimi giorni. L'unica critica che le potrei fare, è che ha mancato nei miei riguardi non dicendomi come la situazione della mamma andasse peggiorando. Io ero ancora in collegio, quell'estate, e non sapevo che mia madre era ormai vicina alla morte. Potete immaginare cosa provai quando tornai, alla metà di luglio, e trovai che erano morte tutt'e due. Ora voi dite che la morte della signora Orazi potrebbe non essere stato: un incidente.
- Ho formulato una ipotesi. Lai differenza tra un incidente e un delitto talvolta è dubbia... Quando qualcuno viene ucciso, è sempre un reato, un omicidio, per la legge, in qualsiasi caso. Ma io comincio a; sospettare che la signora Orazi sia stata uccisa intenzionalmente. Era la più intima amica di vostra madre e probabilmente ne conosceva tutti i segreti.
- Mia madre non aveva segreti. Tutti la guardavano con ammirazione. - Si alzò di scatto, adirato, e mi voltò le spalle come un bambino ostinato. - Se queste malignità sul conto di mia madre - aggiunse - partono dagli Orazi, li denuncerò per diffamazione.
- Niente di tutto questo, signor Mori. Nulla è stato detto contro vostra madre. Nessuno ha parlato male di lei. Sto solo cercando di scoprire chi fu che entrò in casa vostra nel 1955.
Si voltò.
- Certamente gente che mia madre non conosceva. I suoi amici erano il meglio che ci potevano essere.
- Non ne dubito. Ma vostra madre era probabilmente conosciuta dai ladri, i quali sapevano che in questa casa c'era qualcosa per cui valeva pena di entrarci anche senza invito.
- Non sono in grado di rispondervi. Mia madre teneva il denaro in casa. Era un'abitudine che aveva ereditato da mio padre, assieme al denaro stesso; molte volte l'avevo consigliata di depositarlo in banca, ma inutilmente.
- I ladri presero il denaro?
- No. Non mancava una lira, quando io tornai a casa. Ma la mamma era morta, e così pure la signora Orazi.
- Quanto c'era in casa?
- Una grossa somma grossa.
- Di provenienza?
- Ve l'ho detto. Mia madre aveva ereditato da mio padre. - Mi guardò con sospetto, come se si aspettasse che io volessi offendere sua madre. - State per caso insinuando che quel denaro non fosse suo?
- No di certo. Vogliamo dimenticarla per un attimo?
- Non posso - affermò con una sorta di cupo orgoglio. — Vivo costantemente col pensiero di mia madre.
Aspettai e poi tentai di nuovo.
- Ora vi dico dove vorrei arrivare. Due rapine, o per lo meno due furti sono accaduti in questa casa, a distanza di ventitré anni l'uno dall'altro. Credo che ci sia un nesso.
- In che modo?
- Per la gente che vi è coinvolta. Mi guardò interrogativamente.
Si sedette di nuovo di fronte a me.
- Non vi seguo - commentò.
- Sto semplicemente dicendo che la stessa gente, o almeno parte di essa, per gli stessi motivi, potrebbe essere coinvolta in entrambi i furti. Sappiamo chi è stato l'autore del furto più recente: vostro figlio Nick, che ha agito sotto le pressioni di un paio di altre persone, Giovanna Grazioli e Sandro Pesce.
Mori sì piegò in avanti e appoggiò la fronte sul palmo della mano.
- Avrebbe ucciso lui queste due persone?
- Personalmente non credo, ma ancora non posso dimostrare che non sia stato lui. Ma restiamo ai furti. Nick ha preso la scatola che conteneva le vostre lettere. - Dovevo stare attento a non nominare la madre. - Le lettere entrano casualmente nel quadro. La scatola d'oro era la loro mira principale: la signora Grazioli la voleva. Sapete perché?
- Presumibilmente perché era una ladra
- Lei non la pensava cosi. Fu molto esplicita riguardo alla scatola, perché sembra che questa scatola appartenesse alla nonna della signora Grazioli, dopo la cui morte suo nonno diede la scatola a vostra madre.
- State parlando del signor Raffi vero? - domandò senza sollevare la testa.
- Esattamente.
- Questo mi addolora infinitamente. State deformando una innocente amicizia tra un uomo vecchio e una donna matura...
- Dimentichiamo l'amicizia.
- Non posso, non posso.
- Io non sto giudicando nessuno, signor Mori e tanto meno vostra madre. Il punto è che lei e il signor Raffi erano amici. Raffi aveva una banca, la «Banca Maremmna», e la banca andò in rovina per via di una malversazione che accadde quasi contemporaneamente al furto. Il genero di Raffi, Enrico Mieli, venne accusato, probabilmente a ragione, di questa malversazione. Ma qualcuno ci ha soffiato nell'orecchio che forse fu lo stesso Raffi a depredare la propria banca.
Mori scattò in piedi.
- E chi ha inventato questa storia, per l'amor del cielo?
- Un altro personaggio che entra nel quadro... un ex-galeotto, un ladro di nome Roberto Franchi.
- E voi credete alla parola di un simile individuo? E lasciate che costui infanghi il nome di mia madre?
- Chi ha detto niente dì vostra madre?
- Non state forse illustrandomi la vostra acuta teoria, secondo la quale mia madre avrebbe custodito il denaro rubato da quel mezzano? È questo che avete nel vostro cervello corrotto?
L'ira gli divampò sul viso. Alzò un braccio, pronto a colpirmi, ma riuscii ad afferrargli il polso e a fermarlo.
- Con voi non si può parlare, signor Mori mi dispiace.
Uscii e salii in macchina. Mi diressi verso l'autostrada. La nebbia copriva di una coltre leggera tutta la città.
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