VENTINOVE
Mi trovai in una strada senza uscita che finiva contro un muro. Spensi il motore e cercai di orientarmi. Oltre il muro palizzata la via dove abitava Raffi, ma io mi trovavo esattamente dall'altra parte.
Feci il giro. La macchina nera era accostata al marciapiede a mezzo isolato dalla casa di Raffi. Le chiavi erano nell'accensione e io me le misi in tasca.
Mi fermai proprio davanti a casa Raffi. La signora Franchi aprì la porta e subito si portò l'indice alla labbra. Aveva l'aria sconvolta.
- Non fate rumore - sussurrò. - II signor Raffi sta facendo il pisolino.
- Posso parlarvi?
- Non ora, sono occupata.
Senza staccare lo sguardo dai miei occhi, uscì sulla veranda e si chiuse porta alle spalle.
- Come vanno le cose?
Sembrava una domanda casual e di routine, ma probabilmente nascondeva altre domande che aveva paura di rivolgermi.
- Come al solito. Guai per tutti. Credo che tutto sia cominciato da questa. - E le mostrai la copia della fotografia di Nick che avevo preso a Sandro Pesce.
- Non so chi possa essere.
- Sicura?
- Certo. Non ho mai visto questo giovanotto in vita mia - aggiunse solennemente.
Quasi le credetti. Ma non si preoccupò di chiedermi chi fosse.
- Si chiama Nicholas Mori - le spiegai. - Questa è la fotografia scattata per la sua laurea, ma lui non potrà laurearsi.
I suoi occhi mi chiesero come mai.
- Nick Mori è ricoverato in ospedale: aveva tentato di uccidersi. Il guaio è cominciato quando un certo Sandro Pesce arrivò in città e cominciò a dare la caccia a questo Nick. La fotografia l'ho tolta dalle sue tasche.
- E lui, dove l'aveva presa?
- Da Roberto Franchi.
Impallidì.
- Perché venite a raccontarmi queste cose?
- Perché voi ne siete ovviamente interessata. Roberto è qui, vero?
Non parlò, ma il suo sguardo, torse involontariamente, accennò al piano superiore.
- Sono certo che è qui, signora Franchi, e se fossi in voi non cercherei di nasconderlo. La polizia lo sta cercando e arriverà probabilmente da un momento all'altro.
- Che cosa vogliono da lui ora?
- Lo cercano per la morte di Claudio Grazioli.
- Non mi ha detto niente - piagnucolò.
- È armato?
- Ha un coltello.
- Non una rivoltella?
- Di rivoltelle non ne ho viste.
Mi posò una mano sul braccio.
- Siete sicuro che sia stato Roberto a dare quella fotografia a quel... quel tale?
- Ne sono sicuro ora, signora Franchi.
- E allora vada pure all'inferno. - Si incamminò giù per i gradini.
- Dove state andando?
- Qua vicino a telefonare alla polizia.
- Io non lo farei, signora Franchi.
- Voi forse no, ma io ho già sofferto abbastanza nella mia vita per colpa sua. Non voglio finire in galera per lui.
- Fatemi entrare. Gli voglio parlare.
- No. E io chiamo la polizia. - Fece per andarsene.
- Non abbiate così fretta. Prima di tutto, dobbiamo mettere al sicuro il signor Raffi. Dov'è Roberto?
- Nella mansarda. Il signor Raffi è in salotto.
Entrò e aiutò il vecchio a uscire. Il signor Raffi era mezzo assonnato e lo facemmo sedere sul sedile anteriore della mia macchina che spostai alla fine della strada,vicino al muro. La polizia non avrebbe esitato a fare fuoco, dato il caso.
Il vecchio mi guardò stizzito.
- Non riesco a capire cosa stia mo a fare qui.
- Sarebbe troppo lungo da spiegare. In sintesi, comunque, vi posso dire che stiamo per concludere una storia che cominciò nel luglio del 1955.
- Quando Enrico Mieli mi depredò?
- Ammesso che sia stato lui.
Rawlinson mi guardò perplesso.
- C'è forse qualche dubbio?
- Ci siamo posti questa domanda.
- Sciocchezze. Lui era il cassiere della banca. Chi altri avrebbe potuto prendersi tutto quel denaro?
- Voi, signor Rawlinson.
- State scherzando?
- No. È soltanto un'ipotesi.
- E offensiva, per di più. - Ma lo disse senza scaldarsi troppo.
- Vi sembro il tipo di uomo che si scava la fossa da solo?
- No, a meno che non abbiate avuto una ragione molto forte.
- Quale, per esempio?
- Una donna.
- Che donna?
- Estelle Mori, che è morta ricca.
- State gettando del fango sulla memoria di una donna eccezionale! - Ma anche questa volta la sua ira era artefatta.
- Non credo.
- Sì, invece. E se continuate a insistere su questa assurda ipotesi, mi rifiuterò di parlare con voi. - E fece il gesto di scendere dalla macchina.
- È meglio che rimaniate qui. La vostra casa non è sicura. Roberto Franchi è nascosto in solaio e tra poco arriverà la polizia.
- Ah, è così? È stata lei a farlo entrare?
- Probabilmente non aveva alternative.
Presi di nuovo la fotografia di Nick e gliela mostrai.
- Conoscete questo giovanotto?
- Non so come si chiami, potrei immaginare chi è, ma voi non volete soltanto delle supposizioni.
- Avanti, tentate!
- È qualcuno molto vicino e molto caro alla signora Franchi. Ho visto questa fotografia nella sua stanza la settimana scorsa. Poi la fotografia è scomparsa e lei ha dato la colpa a me.
- Invece avrebbe dovuto dare la colpa a Roberto Franchi, perché è stato lui a prenderla. - Rimisi in tasca la fotografia.
- Lo faceva entrare in casa mia! - Questa volta la sua ira era autentica. – Avete detto che sta arrivando la polizia? Che cosa ha combinato ancora, quel Roberto?
- È ricercato per omicidio, signor Raffi. L'uccisione di vostra nipote Claudia.
Non rispose, e sembrò sprofondare nel sedile. Ebbi pena per lui. Aveva avuto tutto dalla vita, e a poco a poco l'aveva perduto; e ora doveva sopravvivere alla sua stessa nipote.
Il mio sguardo si perse al di là del muro.
- Sapevate di Claudia, signor Raffi?
- Sì, mia figlia Luisa mi ha telefonato ieri. Ma non mi ha detto che era stato Franchi.
- Io però non credo che sia stato lui.
- E allora cos'è tutta questa storia?
- Semplice: la polizia è convinta del contrario.
Come se avesse sentito che stavamo parlando di lui, Roberto Franchi apparve sulla soglia della casa di Raffi e guardò nella nostra direzione. Portava un cappello a larga tesa e un cappotto sportivo mangiato dalle tarme.
- Ehi! Quello è il mio cappello - gridò Raffi. - Accidenti, anche il cappotto è mio!
Fece per scendere dalla macchina. Gli dissi di restare dov'era, in tono tale che pensò bene di ubbidire.
Franchi si incamminò per la strada con l'aria del distinto signore che va a fare una passeggiatina. Poi di colpo, si precipitò alla sua macchina e salì. Freneticamente cercò le chiavi, scese e si diresse verso la strada. Nello stesso istante si udirono le sirene della polizia. Franchi si fermò di colpo e per un attimo rimase immobile. Poi si voltò e venne verso di noi, rallentando soltanto un attimo davanti alla casa di Raffi, come se fosse indeciso se rientrare o no.
La signora Franchi uscì nel portico. Due macchine della polizia imboccarono la strada e si diressero verso Franchi. L'uomo girò il capo, le vide e comincio a correre nella mia direzione con il coltello nella mano. Uscii dalla macchina per affrontarlo.
Fu un gesto imprudente. Le macchine della polizia si fermarono di colpo, e catapultarono fuori quattro poliziotti che cominciarono a urlare di fermarsi poi fecero fuoco verso Franchi. Cadde di colpo a faccia in giù, chiazze di sangue comparvero sulla sua nuca e sulla schiena, più vere e più scure della sua parrucca rossa.
Una pallottola mi colpì a una spalla. Barcollai e mi appoggiai alla mia automobile. Poi caddi per terra fingendo di essere morto come Franchi.
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