VENTISEI
Betty mi fermò all'ingresso e, come se già ci fossimo messi d'accordo, mi chiese di tornare dentro.
- Ho le lettere - mi disse. - Le lettere che Nick ha preso dalla scatola di suo padre.
Mi portò di sopra nel suo studio e prese da un cassetto una grossa busta. Era piena di lettere scritte su carta per posta aerea, Ce ne saranno state per lo meno duecento.
- Come sai che Nick le ha prese dalla scatola?
- Me lo ha detto lui stesso due sere fa. Il dottor Sandri ci aveva lasciati soli per un attimo. Nick mi ha detto dove le aveva nascoste nel suo appartamento e io sono andata ieri a prenderle.
- Nick ti ha detto anche il motivo per cui le aveva rubate?
- No.
- E tu non Io sai?
- Ho fatto un sacco di congetture. Ma deve trattarsi soltanto di un problema di rapporto padre-figlìo. Nick, nonostante tutti i guai che ha combinato, nutre un forte rispetto per suo padre.
- Possiamo dire altrettanto dì te e di tuo padre?
- Non stiamo parlando di me - rispose asciutta. - Poi, le ragazze sono diverse... noi, noi abbiamo molte più ambiguità. Un ragazzo invece o vuole essere come suo padre oppure lo rifiuta in blocco. Penso che Nick lo voglia.
- Ma ancora non mi spiego perché ha rubato le lettere.
- Non ho detto che avrebbe potuto spiegarlo. Forse stava tentando di rubare la sicurezza di sé, l'ardimento di suo padre, capite? Le lettere erano molto importanti per lui.
- Perché?
- Perché il signor Mori stesso le aveva rese importanti. Le leggeva a voce alta a Nick... non tutte, comunque.
- Anche recentemente?
- No. Solo quando Nick era un ragazzino.
- Quando aveva otto anni?
- Credo che avesse cominciato proprio allora. Il signor Chalmers voleva indottrinarlo, farne un uomo e cose del genere. - Aveva un tono sdegnoso, non tanto nei riguardi di Nick o di suo padre, quanto in quelli dell'indottrinamento.
- Quando Nick aveva otto anni, ebbe un grosso incidente. Lo sai questo, Betty?
Annuì. I suoi capelli scivolarono in avanti e le coprirono parte del viso.
- Ha ucciso un uomo, così mi ha detto l'altra sera. Ma io non ne voglio parlare, va bene? - rispose.
- Solo una domanda. Che atteggiamento aveva Nick su questo delitto?
- Non ne voglio parlare — disse ancora, e rabbrividì.
Sollevò le ginocchia e vi appoggiò contro il viso, come se volesse imitare la posizione disperata di Nick.
Presi le lettere e le posai su un tavolino davanti alla finestra, dalla quale si poteva vedere la facciata bianca di casa Mori. Era una casa che aveva una storia e cominciai a leggere la prima lettera nella speranza di trovare una possibilità di conoscerla.
Cara mamma,
ho soltanto il tempo per una breve lettera, ma desideravo che tu sapessi subito che il mio desiderio è stato esaudito. Sono stato nominato capo squadra della mia classe per la gita che abbiamo fatto tra le montagne e per tutte le altre attività che andremmo a fare. Mamma, mi sento come se fossi stato nominato cavaliere. Per favore, porta queste buone notizie anche al signor Raffi.
La gita è stata lunga, ma abbastanza piacevole. I miei compagni si son divertiti a tirare i sassi agli animali che incontravamo. Ma io ho detto loro che stavano perdendo tempo e che per di più guastavano la bellezza della natura. Per un attimo ho avuto la sensazione di scatenare una zuffa, ma alla fine hanno riconosciuto la superiorità del mio punto di vista e si sono calmati.
Spero che tu stia bene e che sia felice, cara mamma. Io non sono mai stato così felice in vita mia. Tuo affezionatissimo,
LORENZO
La lettera mi deluse, perché non mi portò nessuna luce sul caso. Era una lettera scritta da un ragazzo idealista e un po' fanatico. L'unica cosa strana era che quel giovane fosse diventato quel manico di scopa di Mori.
La seconda lettera era stata scritta circa otto mesi dopo. Era più interessante, frutto di una personalità più matura e equilibrata.
Carissima mamma,
è un periodo che non ci permettono di uscire dal collegio, quindi la mia lettera non partirà subito. È difficile scrivere una lettera che poi dovrò tenermi in tasca. È come scrivere un diario, cosa che detesto, o conversare con un registratore. Ma scrivere a te, cara mamma, è un'altra cosa.
Le notizie che ti posso dare sono sempre le stesse. Studio, dormo, leggo e, mangio. Come tutti, del resto. Faccio lunghe passeggiate nel parco del collegio pensando a quando potrò ritornare a casa e da te.
Ho conosciuto due studenti dell’ultimo anno che stavano sotto esame e erano molto felici. Ma avevano il viso teso, rigido e reagivano con violenza alle loro emozioni. C'è qualcosa negli studenti dell’ultimo anno che ricorda i cavalli da corsa ... si prodigano fino all'estremo limite. Spero di non avere anch'io questo aspetto.
Il mio supervisore, il professor De Angeli, li sprona a dare sempre di più. Insegna in questo collegio da molto tempo e nella sua rigiditezza quasi militare sembra sempre lo stesso gentiluomo del primo giorno. Tuttavia ho la sensazione che sì sia fermato, dal punto di vista dello sviluppo umano. Ha dato il meglio di se stesso alla scuola e non potrà mai più diventare l'uomo che lui crede di essere. (Pensava di seguire la carriera consolare.)
Il tempo è abbastanza buono, a parte qualche acquazzone; brilla il sole e il cielo è nero e costellato da una miriade di stelle che luccicano. Be', vado a dormire. Con tanto affetto,
LORENZO
Era una lettera suggestiva, che nascondeva tra le righe un certo fondo di tristezza. Una frase mi rimase in mente: « ...Ha dato il meglio di se stesso alla scuola e non potrà mai più diventare l'uomo che lui crede di essere... » Era un’affermazione che avrebbe potuto benissimo adattarsi anche a Mori stesso. Iniziai a leggere la terza lettera:
Carissima mamma,
nonostante ci troviamo in un posto elevato e immerso nel verde il caldo è insopportabile, ma con questo non intendo lamentarmi. Se domani continuerà questo caldo con i miei compagni abbiamo deciso di scendere al lago di fare una nuotata. Una delle cose più belle della mia giornata è la doccia che faccio ogni sera prima dì coricarmi. L'acqua non è fredda, per via dell'alta temperatura esterna, e poi non se ne può usare molta. Però mi piace la mia doccia.
Altre cose che mi piacerebbero: il pane con la marmellata per prima colazione, un bicchiere di latte freddo e la gioia di potersi sedere e chiacchierare con te, mamma, nel nostro bel giardino tra le montagne e il mare.
Mi dispiace di sapere che stai poco bene e che la tua vista non migliora. Per favore ringrazia a nome mio la signora Orazi per il favore che ti fa a leggere per te a voce alta. Non devi preoccuparti per me, mamma.
Con tanto affetto,
LORENZO
Rimisi le lettere nella busta. Il loro contenuto aveva disegnato una parabola. Il ragazzo o l'uomo che le aveva scritte era passato dal fanatico idealismo della prima, all’impressionante maturità della seconda, per arrivare a una profonda stanchezza nella terza. Mi chiesi cosa Mori potesse vedere di tanto importante nelle sue stesse lettere da ritenere necessario leggerle a voce alta al figlio.
- Tu le hai lette queste lettere, Betty? - domandai.
Sollevò la testa, il suo sguardo era perduto lontano.
- Scusatemi, non ho capito, ero distratta.
- Hai letto queste lettere?
- Alcune. Volevo vedere perché se ne parlava sempre tanto. Mi sembrano molto noiose.
- Posso tenermi quelle che ho lette?
- Tenetele tutte, se volete. Se papà le trova qui, dovrò spiegargli dove sono andata a prenderle. E questo non sarebbe che un altro chiodo sulla bara di Nick.
- Non è ancora nella bara e non è bello parlare in questo modo.
- Non siate paternalistico, per favore, signor Alfonsi!
- Perché no? Io non credo alla gente che sa tutto appena nasce e poi dimentica man mano che invecchia.
Reagì in senso positivo al mio tono seccato.
- Questa è la filosofia dì Platone, ma nemmeno io ci credo. - si alzò e venne verso di me. - Perché non restituite le lettere al signor Mori? Non siete tenuto a dire dove le avete prese.
- È a casa?
- Non ne ho la minima idea. Non passo la vita alla finestra, a vedere cosa succede in casa Mori.
Sorrise.
- Non più di sette o otto ore al giorno, comunque.
- Non credi che sia arrivato il momento di cambiare abitudini?
- Anche voi siete contro Nick?
Era delusa.
- No, assolutamente. Ma lo conosco appena, mentre conosco bene te. E non mi va di vederti così presa fra due tristi alternative.
- Nick e mio padre? Non ne sono affatto presa.
- Sì, invece, come una fanciulla prigioniera in una torre. Questo attrito con tuo padre forse ti sembra una lotta per la libertà, ma non è così. Non fai che legarti sempre più profondamente a lui. E anche se tu riuscissi a evadere, non sarebbe libertà; perché lo faresti in modo tale da rimanere presa un'altra volta da un uomo altrettanto esigente, e intendo Nick.
- Non avete il diritto di attaccarlo...
- Sto attaccando te. O meglio la situazione nella quale ti sei cacciata. Perché non ne vieni fuori?
- E dove vado?
- Non devi chiederlo a me. Hai venticinque anni.
- Ho paura.
- Di cosa?
- Non Io so, ho soltanto paura. - Rimase in silenzio un attimo. - Sapete che cosa successe a mia madre? - riprese con voce più fioca. - Ve l'ho detto io, vero? Guardava fuori da questa stessa finestra... questa era la camera dove era solita venire a cucire... e vide una luce nella casa dei Mori, in una stanza dove la luce non avrebbe dovuto esserci. Andò a vedere e i ladri la investirono con la macchina e la uccisero.
- Ma perché la uccisero?
- Non lo so; forse fu solo un incidente.
- Che cosa cercavano i ladri in casa Mori?
- Non lo so.
- Quando accadde ciò, Betty?
- Nell'estate dei 1955.
- Tu eri troppo piccola per ricordare, vero?
- Sì, ma me ne parlò mio padre. Da allora ho sempre avuto paura.
- Non ti credo. La sera in cui vedesti la signora Grazioli e Pesce in casa Mori, non ti comportasti come una che ha paura.
- E invece sì, ero spaventatissima. E non avrei mai dovuto andare a metterci il naso. Sono morti tutt'e due.
Cominciavo a capire il genere di paura che aveva. Credeva o sospettava che Nick avesse ucciso Pesce e la signora Grazioli, e che lei stessa avesse agito come catalizzatore. Forse, in qualche oscuro angolo della sua mente, al di là della memoria e al di sotto del livello conscio, c'era l’assurda ma colpevole consapevolezza che il suo stesso io infantile avesse in qualche modo ucciso sua madre sulla strada.
5 commenti:
CIAO SPIRIT,
HAI UN BEL MODO DI SCRIVERE... SCORREVOLE E LINEARE.
SE NON TI OFFENDI TI DO UN CONSIGLIO... qUANDO FAI PRONUNCIARE AD UN PERSONAGGIO UNA FRASE ALLA FINE AGGIUNGIGLI CON QUALE ESPRESSIONE L'HA DETTA, CON QUALE SENTIMENTO...
eS:<< nON VOGLIO PIù VEDRTI>> sIBILò E IL SUO SGUARDO RIVELAVA LA RABBIA CHE A STENTO RIUSCIVA A TRATTENERE....
COSìFACENDO FARAI VEDERE AL LETTORE CIò CHE TU VEDI E PROVI.
SPERO NON TI SIA OFFESO...
uN BACIO kATJA
sono felice che non ti sia offeso e sarò onorata di leggerti....Ciao
ciao spirit....
ho messo nel blog altri 2 capitoli... lasciama la tua mail così ti avviserò prima katja
Ciao, amico Spirit,
non sono riuscita a contattarti tramite mail forsec'è qualche errore....
Comunque scarica pure il romanzo e leggilo tranquillamente...
Un bacio Katja
scrittori_esordienti@enricofolcieditore.com ....
ciao spirit prova questo indirizzo chissà che tu non possa avera un'opportunità come la mia?
Auguri
Posta un commento